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Non solo imitazione ed esercizio: a parlare si impara grazie a un gene

ottobre 3, 2014 10:14 am

Se l’essere umano riesce ad articolare le prime parole durante l’infanzia è soprattutto grazie alle istruzioni codificate dai cromosomi. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’università di Bristol, in Inghilterra.

I ricercatori, coordinati da Beate St Pourcain, hanno identificato nei bambini il gene delle prime parole e lo hanno chiamato Robo 2, sarebbe questo gene a conferire la capacità di esprimere parole e vocaboli. Robo 2 è allocato sul cromosoma 3, lo stesso finora collegato ai disturbi del linguaggio, come la dislessia e controlla la capacità di comprendere e articolare parole, ma anche quella di emettere suoni per il linguaggio.

La capacità di parlare è scritta in un gene
I bambini iniziano a pronunciare le loro prime parole tra i 10 e 15 mesi e sviluppano rapidamente il vocabolario e la complessità grammaticale delle loro frasi. Precedenti studi nei gemelli, a 24 mesi di età, hanno dimostrato che le capacità di vocabolario sono trasmissibili. In questo studio i ricercatori hanno usato i dati sulle competenze linguistiche di oltre 10mila bambini tra i 15 e 30 mesi per cercare possibili associazioni tra le variazioni genetiche e la capacità di vocabolario. In questo modo hanno identificato una specifica area del genoma legata all’acquisizione delle singole parole proprio nelle prime fasi dello sviluppo del linguaggio, ma non in quelle successive, quando si combinano più parole insieme. Quest’area si trova appunto vicino al gene Robo2. Per gli esperti italiani si tratta di una scoperta interessante che ci fa capire di quanto l’apprendimento delle prime parole sia legato a questo singolo gene. La combinazione di più parole insieme, unica dell’uomo, è una questione più complessa, forse legata alla combinazione di più geni. L’aver localizzato la regione genetica precisa può essere d’aiuto per capire meglio e agire sui disturbi del linguaggio, come la dislessia.

Anche l’allenamento vuole la sua parte
La scoperta è molto interessante, ma questo non toglie importanza al fatto che gli esseri umani, per imparare a comunicare e ad arricchire il linguaggio, devono esercitare queste competenze innate. E iniziano questo apprendistato autonomamente, quando a pochi mesi di vita avviano la lallazione, ovvero l’emissione di semplici sillabe, spesso ripetute, come – ma-ma o – ba-ba: è il segnale che il bambino sta dando il via la sua comunicazione interpersonale. La complessa struttura che regola l’emissione della voce sta progredendo nel suo sviluppo neuro-motorio. Già a questa età è importante instaurare un dialogo con il bimbo, anche se ovviamente lui non potrà rispondere. Un bimbo lasciato nel silenzio può andare incontro a uno sviluppo neurologico non corretto. Ogni occasione è buona per parlare con il bambino, mentre ci occupiamo delle faccende di casa, oppure mentre stiamo passeggiando, utilizzando frasi compiute e corrette e, di fondamentale importanza, evitare il bambinese. Associare le espressioni del viso a quello che stiamo dicendo lo aiuterà, con il tempo, a mettere meglio a fuoco il significato delle parole.

Quando arriva il linguaggio vero e proprio
Verso i dieci – undici mesi un bambino raggiunge un grado di sviluppo neurologico che gli permette di trasformare in comunicazione verbale le informazioni che ha acquisito fin dalla nascita. Attraverso il gioco, la manipolazione degli oggetti, l’ascolto del linguaggio verbale espresso dagli adulti che lo circondano, il piccolo ha acquisito elementi sensoriali utili a sviluppare il suo personale modo di esprimersi. Il piccolo, a un anno, è in grado di pronunciare una dozzina di fonemi, ossia di suoni ai quali egli attribuisce un significato preciso. Da questi passerà alle prime paroline sillabate e, ancora più tardi, alla vera e propria parola emessa in modo appropriato. In questa fase è importante favorire la maturazione linguistica del bambino attraverso appropriati strumenti: libri con figure colorate che gli potremo leggere, racconti, ascolto di filastrocche e canzoncine. Tutto questo lo coinvolgerà e lo spingerà ad avere un linguaggio sempre più ricco e articolato.

Lina Rossi
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia medica

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