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Il buon esempio vale mille ragionamenti viceversa le sgridate sono inutili

settembre 17, 2013 9:50 am

Sgridare i propri figli non aiuta ad educarli, al contrario l’effetto finale è spingerli verso l’insicurezza oltre che perseverare nell’errore. E’ preferibile rivolgersi a loro con spiegazioni valide oltre che buon esempio.

Sgridare i figli o inveire con brutte parole può essere molto più dannoso di quanto si possa credere. Lo rivela uno studio che ha coinvolto circa 1000 famiglie e pubblicato sulla rivista Child Development. Secondo il professor Ming-Te Wang, docente di psicologia presso la University of Pittsburgh, redarguire verbalmente un bambino, non sortisce i risultati sperati in termini di educazione, al contrario, può suscitare nel ragazzo irritabilità e aggressività e renderlo ancora più incline a comportamenti disobbedienti ed a comportarsi male a scuola e con i propri coetanei.

Quelle parole che rendono insicuri
La punizione verbale, ovvero sgridare o inveire contro il bambino con durezza, apostrofandolo con parole umilianti del tipo: sei pigro o sei negato – non va affatto bene. Gli psicologi d’oltre oceano hanno somministrato questionari sia ai figli sia ai genitori: ai primi hanno chiesto di dichiarare quante volte nell’ultimo anno avessero mentito ai propri genitori, si fossero comportati male a scuola, fossero stati aggressivi o si fossero resi rei di piccoli furti. Ai genitori è stato chiesto, invece, quante volte hanno sgridato i figli per i loro comportamenti scorretti e disobbedienti e in che modo era stato fatto. Incrociando le informazioni ottenute, è emerso che i figli si comportano peggio quando vengono sgridati con durezza dai genitori e sono anche più instabili a livello comportamentale. L’insegnamento ideale è imparare a ragionare con i propri figli spiegando loro le conseguenze dei comportamenti non idonei.

Impariamo a non rimproverare
Un sistema educativo corretto inizia già dalla prima infanzia, quando si gettano le basi dell’educazione di un bambino. Può capitare, per esempio, che un bambino abbia comportamenti diversi: con un genitore non obbedisca, mentre con l’altro si mostri più docile e ubbidiente. Questo capita quando il piccolo riceve messaggi contrastanti da chi lo accudisce: genitori e nonni, ma soprattutto mamma e papà, chiunque cresca un bimbo deve cercare di avere la stessa linea educativa richiesta dai genitori di comune accordo. Un atteggiamento univoco nei confronti del bambino è fondamentale per uno sviluppo equilibrato. Se un adulto è più disponibile, il bambino saprà di poter ottenere quello che vuole e si comporterà di conseguenza. Potrà allora capitare che l’altro genitore assuma un ruolo più rigido e severo: tutto questo è destabilizzante nei confronti del piccolo che riceve segnali poco chiari su come si deve comportare. Lo stesso vale per i cattivi comportamenti, ad esempio le parolacce che possono spuntare fuori con l’inizio della scuola materna. Sgridare un bimbo che dice una parolaccia è il sistema migliore per indurlo a ripeterle. Il piccolo capisce infatti che il rimprovero è finalizzato a impedirgli di dire qualcosa di proibito. E tutto quello che è proibito esercita un fascino irresistibile. Poiché non conosce il significato della parolaccia, se i genitori non vi danno importanza e lasciano cadere il discorso, è facile che il bambino dimentichi quel termine e non lo ripeta più poiché perde qualsiasi interesse. Ma se gli viene ripetuto “non dirlo più”, “fai brutta figura” e così, via la parolaccia viene caricata di tutta la valenza negativa che in effetti ha. Ecco allora che il bambino tende a memorizzarla, per utilizzarla nei momenti di rabbia per irritare maggiormente i genitori. Per insegnargli a parlare in modo corretto, è sufficiente usare in casa un linguaggio semplice e pulito, così il piccolo naturalmente portato ad imitare eviterà il linguaggio scorretto.

L’età difficile dell’adolescenza
La questione diviene ancora più delicata con l’adolescenza, quando un ragazzino è ipersensibile e insicuro. In questo tempo si tende ad ingigantire qualunque problema, ecco perchè qualunque parola o critica assume per lui una valenza enorme, più in male che in bene: se una critica ferisce, un complimento non riesce altrettanto a rassicurare. Questo vale per i professori, gli allenatori sportivi, i compagni di classe ma ancora di più vale per i genitori. Mamma e papà infatti, per quanto contestati e messi da parte continuano a costituire un modello al quale rapportarsi e il più affidabile metro di valutazione di se stessi. Se la frase “sei uno stupido ” detto dal migliore amico è una frase che scivola via, la stessa parola pronunciata dalla mamma o dal papà e un severo colpo inferto all’autostima che si fa formando. Basta poco per modificarsi: si può scegliere l’alternativa “hai fatto una cosa stupida, non me lo sarei aspettato da uno come te”. Il ragazzo non si sentirà bollato come incapace, ma si sentirà coinvolto in un alone di responsabilità che ormai ci si aspetta da lui, data la sua età. Porgli la questione sotto una luce migliore, per esempio “se vi avessi avvertito, non avremmo avuto problemi a ritardare di dieci minuti l’orario di rientro” lo pone davanti a un’alternativa adulta e la volta successiva lo spingerà a comportarsi meglio.

Giorgia Andretti

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