La bugia va messa in evidenza anche se non è sempre negativa
23 febbraio 2012 in Educazione

Insegnare ai bambini a non dire le bugie è giusto, anche se l’inventiva è una risorsa da coltivare per la crescita. È compito dei genitori far capire quando si può giocare con la fantasia e quando la realtà va rispettata.
Riprovevoli e preoccupanti nel caso di persone adulte, non sempre le bugie sono negative nei bambini piccoli, di tre - quattro anni o poco più. A questa età i bambini hanno l’esigenza di sperimentare la loro fantasia e lo fanno con l’unica opportunità di cui dispongono: la realtà quotidiana. Ecco allora che le confabulazioni prendono corpo, trasformano a piacimento piccoli e grandi fatti delle loro giornate. Si tratta di bugie innocue, dalle quali i bambini si sentono gratificati, dette per attirare l’attenzione altrui senza creare danno. Sono bugie tipiche di questa età affermare di avere oggetti inesistenti o di possedere un vestito principesco. Per loro non esiste differenza tra realtà e fantasia. Trascorsa questa età, però, un bambino inizia a rendersi conto di quanto alcune affermazioni elaborate dalla loro mente non corrispondono alla realtà. È in questa fase che i genitori, davanti ad una palese bugia, devono correggere il piccolo e nello stesso tempo fargli capire quanto sia importante dire cose non vere, perché il risultato di una bugia potrebbe essere dannoso per altre persone.
L’età delle bugie
Verso i sei - sette anni, un bambino comincia a capire la differenza tra realtà e invenzione. Nello stesso tempo inizia anche a percepire il “potere” delle bugie sia sui genitori, soprattutto quando un fatto riportato non può essere smentito, sia sugli amici, agli occhi dei quali si cerca di rendersi interessanti, raccontando fatti straordinari non corrispondenti alla realtà. Se un ragazzino cresce in modo equilibrato, ha un buon rapporto con se stesso e con gli adulti, a poco a poco accantona la tendenza del raccontare fatti poco probabili, ovvero le bugie. Al contrario, per un ragazzino insicuro, con genitori troppo impegnati per ascoltarlo, la tendenza del raccontare fatti eclatanti può venir considerata una risorsa da utilizzare per rendersi interessante e per essere più amato. La bugia in questo caso ha il suo risvolto utilitaristico, richiamare l’attenzione su di se per mitigare la sua insicurezza. Questa tendenza andrebbe arginata fin dall’infanzia, aiutando il bambino ad acquisire la consapevolezza di quanto la realtà debba essere sempre affrontata senza la necessità di raccontare bugie. Il mancato intervento sulla gestione della fantasia nelle bugie potrebbe condurre il bambino ad una visione della realtà distorta con l’unico risultato di trovarsi imbrigliato tra la fantasia e la realtà. Ed ancora, la bugia come pratica conclamata potrebbe diventare una parte essenziale del proprio modo di essere con ripercussioni sulla vita personale e professionale una volta adulti.
Far capire la differenza
Come arginare la tendenza a raccontare bugie? Prima di tutto è necessario l’esempio: anche agli adulti può capitare di dire piccole bugie, le cosiddette “bugie bianche”, magari per non ferire una persona che ha chiesto un parere o per uscire da una situazione poco piacevole. Sono bugie innocenti, il più delle volte dette a fin di bene, ma i nostri ragazzini non sono ancora in grado di percepirne la differenza. Se dobbiamo raccontare una piccola storia non vera, è doveroso non farsi sentire dai propri figli. E’ solo con il tempo che si può far capire ai ragazzini le differenze tra la realtà e la bugia detta per manipolare la realtà stessa. Dire alla nonna di quanto le stia bene un tale golfino anche se non è del tutto vero, non è riprovevole, in questo caso alterare la realtà ha un fine positivo, donare gioia alla nonna. Al contrario, nascondere un brutto voto perché si ha paura della reazione dei genitori è sconveniente perché sta a significare la mancanza di coraggio nell’affrontare la realtà. E’ ovvio, stiamo parlando di differenze per noi adulti di facile comprensione ma non sono così scontate per un bambino.
Capire se c’è qualcosa che lo turba
Se un bambino non più piccino ha la necessità di raccontare bugie, con molta probabilità sta nascondendo una sua difficoltà ad affrontare o vivere la realtà. I genitori si devono quindi domandare il perché le bugie vengano affermate così di frequente. Ogni campo di interesse andrebbe indagato: dalla scuola alle amicizie o il più delle volte nei rapporti all’interno della stessa famiglia. Situazioni complesse da gestire possono rendere il piccolo insicuro e indurlo a costruirsi una realtà in cui rifugiarsi per sentirsi forte e protetto. Se la bugia tende a diventare un evento dominante, potrebbe essere utile l’intervento dello specialista. Il neuropsichiatra infantile o lo psicoterapeuta potrebbero aiutare a comprendere il perché e cosa motiva il bambino a raccontare bugie. In questa fase vanno evitate le accuse e soprattutto le classificazioni: dire al figlio ”sei un bugiardo” equivale a una sentenza lapidaria, senza possibilità di recuperare o di reagire, il solo risultato ottenibile è indurre a continuare su quella strada negativa. Punizioni e castighi di fatto non aiutano a modificare quell’atteggiamento che di fatto protegge il bambino.
Giorgia Andretti































