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Il ballottaggio spiegato ai bambini

giugno 1, 2011 12:35 pm

Non solo nelle città dove si vota ma anche nelle immagini televisive, ricorre il termine “ballottaggio”. Parlare di elezioni ai figli è difficile, ma non impossibile. “Mamma, che cos’è un ballottaggio?” “A te a papà piace di più quel signore o l’altro?”. Le ripercussioni delle elezioni amministrative che si sono concluse in molte città si…

Il ballottaggio spiegato ai bambini

Non solo nelle città dove si vota ma anche nelle immagini televisive, ricorre il termine “ballottaggio”. Parlare di elezioni ai figli è difficile, ma non impossibile.

“Mamma, che cos’è un ballottaggio?” “A te a papà piace di più quel signore o l’altro?”. Le ripercussioni delle elezioni amministrative che si sono concluse in molte città si fanno ancora sentire grazie allo svolgimento dei ballottaggi che ci sono stati in molti comuni, di cui Milano e Napoli sono solo i più grandi. I nostri figli, inoltre, sono rimasti a casa da scuola in quegli edifici sede di elezioni a maggior ragione hanno vissuto la campagna elettorale alla stregua di una vacanza. I bambini sono curiosi e la loro immaginazione viene colpita dalle parole così ricorrenti o dai toni un po’ sopra le righe. È quindi inevitabile che pongano delle domande specifiche. Non facciamoci cogliere impreparati: è sufficiente organizzare un piccolo discorso per rispondere alle loro domande. A patto che usiamo un linguaggio semplice e tanti esempi alla loro portata.

Una preferenza come per un amico
Cerchiamo, prima di tutto, di non influenzarli con le nostre idee politiche personali. Il tema politico è ancora più delicato della religione e la libertà di pensiero deve essere ancora maggiore. Dobbiamo permettere che i ragazzini si informino in modo chiaro ma neutrale, affinché, con il tempo, costruiscano le loro personali convinzioni. Partiamo quindi da esempi che possano riguardare la loro vita di bambini. Tutti loro hanno un amico con il quale giocano o studiano più volentieri. E non è lo stesso bambino per tutti: magari il preferito di nostro figlio può risultare poco simpatico ad altri. Spieghiamo al bambino che lui ha la capacità e la libertà di scegliere, quindi se a lui un bambino è simpatico, ha tutto il diritto di continuare a frequentarlo. Spieghiamogli che un altro ragazzino può piacere perché ha idee e comportamenti che sono condivisi: perché ama gli animali ed è gentile con le persone, perché è disponibile con gli altri. Oppure, al contrario, piace perché è deciso, energico, ha tante idee per i giochi ed è un modello nello sport.

Quella cabina così misteriosa
Diciamo che anche per noi grandi la preferenza per uno o per l’altro degli amici è simile. Quindi, quando si tratta di dare la nostra preferenza a un signore che si deve occupare di amministrare la nostra città, scegliamo non solo in base alla simpatia ma anche a quello che propone di fare per la nostra città e per il nostro paese. Per scegliere chi sarà il sindaco tra le due uniche persone che si propongono, il termine usato è “ballottaggio”, che indica appunto la scelta tra due persone. Vengono allora usati dei biglietti chiamati schede, dal momento che il voto deve restare segreto e per scrivere il nome si entra in quelle cabine di legno che si vedono nelle aule delle scuole. Quel biglietto serve a far sapere a quel signore che lui a noi piace e che vogliamo che diventi il capo della nostra città, che pensi alla scuola, alla sicurezza, ai giardini, a tutto insomma. Anche se le due persone che hanno deciso di diventare il capo della nostra città non ci piacciono, è necessario andare ugualmente a votare perché il voto rappresenta il senso del dovere dei cittadini.

L’importanza di mantenere un segreto
Un altro aspetto che colpisce molto la fantasia dei bambini è il concetto del voto segreto: perché la segretezza, una dimensione che li intriga molto, in realtà non appartiene ai più piccoli. Un segreto confidato a un bambino viene quasi subito rivelato. Nostro figlio vuole dunque sapere perché noi grandi non ci comunichiamo il nome dell’amico al quale diamo la preferenza. Possiamo spiegare che, se si scopre, il nostro amico perde un punto e non può più diventare capo della città o del paese. Infatti i suoi avversari si possono arrabbiare e allora iniziano a litigare, come qualche volta avviene in televisione. E questo, diciamo ai nostri bambini, non deve succedere, perché non è una bella cosa. È vero, quei signori discutono perché tutti e due amano così tanto la loro città e vogliono tutti e due diventarne il capo, ma è sempre meglio evitare i litigi e cercare di andare d’accordo, esattamente come si deve fare tra ragazzi. Certo, la realtà purtroppo è ben diversa e molto meno idilliaca. Per i nostri ragazzi, però, per infondere in loro un po’ di fiducia e un po’ di sano idealismo, queste poche, semplici spiegazioni possono andare più che bene.

 

Giorgia Andretti

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