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L’importanza del gioco

aprile 15, 2011 12:31 pm

L’attività ludica per un bambino è basilare per il suo sviluppo cognitivo, creativo e fisico, così come la scelta dei giochi da fare insieme. Vediamo tutti i benefici del gioco. L’alimentazione giusta, prima di tutto. L’igiene quotidiana, fondamentale. Ma quando un bimbo ha ancora pochi mesi, è molto importante il gioco, strumento indispensabile per il…

L’importanza del gioco

L’attività ludica per un bambino è basilare per il suo sviluppo cognitivo, creativo e fisico, così come la scelta dei giochi da fare insieme. Vediamo tutti i benefici del gioco.

L’alimentazione giusta, prima di tutto. L’igiene quotidiana, fondamentale. Ma quando un bimbo ha ancora pochi mesi, è molto importante il gioco, strumento indispensabile per il suo sviluppo intellettuale e psicologico. Lo dicono gli esperti: secondo gli studi dell’Università Americana dell’Illinois, il gioco aumenta del 25 per cento il processo di sinapsi, ossia di collegamento tra le cellule cerebrali. Altri ricercatori hanno scoperto che i bambini privati di uno stretto contatto fisico con i genitori hanno il cervello di volume inferiore anche del 20-30 per cento rispetto alla media. Insomma, la vicinanza fisica e affettiva di mamma e papà è insostituibile, così come la possibilità di sperimentare momenti di gioco.

Giocare per crescere
I bambini hanno un’esigenza di giocare praticamente innata, come tutti i cuccioli. Già quando si esplora le manine, butta in terra gli oggetti, tenta di afferrare i raggi del sole un piccolo dimostra questa necessità. Questi giochi esplorativi sono importanti per favorire l’esperienza del mondo e il suo sviluppo neurologico e cognitivo. Verso i tre mesi, scopre il colore e il gusto delle cose, quando apre la manina e si porta alla bocca gli oggetti. A sei mesi, il piccolo si diverte a lanciare i giocattoli dal seggiolone: sta cominciando a capire che le cose hanno la tendenza a cadere verso il basso. A otto mesi, impara il principio di causa-effetto: se la mamma gli lancia una palla, lui è in grado di rimandarla indietro. A dieci mesi, comincia a provare interesse verso gli oggetti che scompaiono e poi ricompaiono, quindi ama il nascondino e il classico gioco del cucù. Verso l’anno di età, comincia a capire la differenza tra piccolo e grande, tra uguale e diverso. Gli piace molto, per esempio, il gioco degli incastri.

Che cosa proporre al piccolo
Tutti i giochi che sono oggi in commercio sono fabbricati secondo le più serie direttive di sicurezza. Ne esistono alcuni, però, che sono anche particolarmente stimolanti ed educativi, oltre che, naturalmente, divertenti. I galleggianti per il bagnetto, per esempio, abituano il piccolo all’attenzione, perché offrono importanti stimoli tattili e visivi. I sonagli e i carillon, oltre a calmare e a divertire, favoriscono lo sviluppo dell’udito e il coordinamento mano-occhi. Per favorire lo sviluppo muscolare, la coordinazione dei movimenti e stimolare il riflesso della “prensione” sono indicate le palestrine, complessi di giochi composti da oggetti colorati, specchietti, maniglie e altre forme accattivanti per il piccolo che, standosene tranquillamente sdraiato sulla schiena, si diverte a osservarli, ad afferrarli, a rimetterli al loro posto. Le torri di anelli possono essere proposte a partire dai quattro mesi e sono utili per stimolare la vista e il senso dell’equilibrio del bimbo, che si diverte molto nel provare metterli in pila l’uno sull’altro. Infine, semplici palline di gomma, di dimensioni sufficientemente grandi e in materiale atossico, perfezionano la capacità del bambino di tenere in mano gli oggetti e di stringere.

Quando è più grande
Dai sei-sette mesi in su, si può passare a veri e propri giocattoli, che, secondo gli esperti, devono rispondere a tre requisiti fondamentali. Devono essere attivi, fare cioè in modo che il piccolo, giocando, compia esercizio fisico. Esempio di questi sono le palle e i tricicli. Inoltre, devono essere creativi, per stimolare l’intelligenza e spingere il bambino a chiedersi il perché delle cose: ecco allora le costruzioni, le bambole, i pupazzi, le casette. Infine, i giochi giusti sono educativi, in grado insomma di sviluppare più di una capacità mentale. I puzzle, i libri, i giochi musicali sono esempi di giochi educativi. Quando il bambino cresce, gli si può quindi proporre, indipendentemente dal sesso, giochi da spingere e da trainare come carriole, macchinine, pupazzi con le ruote, perfetti per favorire lo sviluppo psicomotorio. Le costruzioni, in plastica o anche le più semplici in legno, adatte ai piccoli, aiutano a sviluppare il coordinamento vista-movimenti. I puzzle, infine, aiutano a percepire il concetto di spazio-forma. Le prime volte, la mamma può aiutare il bimbo a capire il meccanismo, poi sarà lui a comprendere come sistemare i vari pezzi nel modo giusto. Infine, i primi libri possono favorire il senso del tatto e il movimento fine. Basta scegliere volumetti facili da manipolare, con pagine spesse e con superfici di diversa consistenza: ruvide, lisce, morbide. Il bimbo imparerà molte cose divertendosi un mondo con la mamma.

 

Giorgia Andretti

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