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È possibile educare senza punire?

febbraio 24, 2010 12:33 pm

Non è facile insegnare il rispetto delle regole e nella fatica quotidiana viene naturale ricorrere ad interventi severi. Prima di arrivare a tanto è forse giusto provare a percorre strade diverse. È giusto punire un bambino? È davvero inevitabile arrivare a sottrazioni e divieti? Ci sono altre strade per aiutare un bambino ad imparare a…

È possibile educare senza punire?

Non è facile insegnare il rispetto delle regole e nella fatica quotidiana viene naturale ricorrere ad interventi severi. Prima di arrivare a tanto è forse giusto provare a percorre strade diverse.

È giusto punire un bambino? È davvero inevitabile arrivare a sottrazioni e divieti? Ci sono altre strade per aiutare un bambino ad imparare a rispettare le regole? Dipende. Dipende da tanti fattori diversi. Dall’età del bambino, ad esempio: perché nei primi anni le punizioni sono obiettivamente inopportune. Dipende dal carattere del bambino: perché l’intervento educativo è una azione unica e personale e non può prescindere dal temperamento del piccolo. Dipende dalla nostra stessa capacità di affrontare la fatica educativa o dalla nostra stessa predisposizione ad un sistema alternativo, come può essere quello basato sui premi. Premi, come vedremo, di esperienza, di presenza e non di acquisto. Proviamo ad approfondire insieme il tema, partendo proprio dall’età del bambino

Da 0 a 3 anni
In questa fascia d’età il bambino è ancora molto piccolo ed è difficile che non osservi la regola per il desiderio reale di trasgredirla. Il suo desiderio di scoprire il mondo e di provare a fare sempre più da solo lo può spingere a combinare qualche guaio, ma difficilmente c’è una intenzionalità negativa. Fuori luogo, dunque, le punizioni. Basta qui qualche sgridata con voce decisa perché il bambino possa collegare la nostra reazione negativa all’azione appena compiuta. Per quel che riguarda poi l’apprendimento delle prime piccole regole di buona educazione – “Buongiono”, “Grazie”, “Per favore” – l’esempio quotidiano e costante dei genitori è determinante e molto più efficace di minacce e punizioni.

Dai 3 ai 5 anni
È con l’inizio dell’autonomia che il bambino comincia a mettere in atto dei comportamenti di sfida per mostrare agli adulti il suo essere diverso, la sua volontà. Per dimostrare questo suo sentirsi “grande” egli tende proprio a trasgredire le regole stabilite dai genitori. In questo caso, ragionare insieme al bambino può essere difficile, la comunicazione verbale faticosamente raggiunge l’obiettivo, è preferibile utilizzare il linguaggio non verbale. In caso di capricci, ad esempio, più della punizione può risultare efficace provare ad ignorare il comportamento del bambino. Il piccolo capirà così che il suo comportamento non serve ad ottenere i risultati sperati. In caso di comportamenti pericolosi messi in atto dal bambino è necessario intervenire con autorevolezza genitoriale, togliendo il gioco o qualsiasi altro oggetto che possa risultare pericoloso.

Dai 6 ai 10 anni
Durante l’età della scuola primaria si può invece cominciare ad mettere in campo un meccanismo premiale, spesso molto più valido di una soluzione punitiva. E per rendere più efficace il “sistema” si può anche immaginare di rendere la questione giocosamente più seria prevedendo la stipula di un vero e proprio “contratto” tra genitori e figli. Il contratto deve essere su base settimanale e deve prevedere l’osservanza di determinate regole e/o lavoretti da fare. Ad ogni lavoro ben fatto deve essere attribuito un punteggio, il fallimento non apporta nessun cambiamento. Al termine della settimana vengono tirate le somme dei punti accumulati, se si è raggiunto il punteggio stabilito si ha diritto a un premio, in caso di non raggiungimento dell’obiettivo, non si ha diritto a nulla. Il premio deve essere qualcosa da fare insieme ai genitori ad esempio passare un intero pomeriggio insieme a giocare, andare a fare una passeggiata al parco, andare allo zoo, fare un dolce insieme, guardare un film seduti vicini sul divano, giocare a fare i mimi. Il premio deve privilegiare il contatto fisico, la presenza, la partecipazione e non deve mai essere qualcosa di acquistato.

Dagli 11 ai 14 anni
In questa fascia d’età l’azione educativa si incrocia il più delle volte con l’universo scolastico di un bambino. La scuola rappresenta il mondo al di fuori della famiglia con cui i bambini devo rapportarsi: un buon comportamento sia con gli adulti che con i coetanei è necessario; lo studio e i compiti sono l’attività principale della sua giornata. Anche in questo scenario l’uso del contratto e dei premi può essere utile, ma è qui prevedibile, in questa fase di preadolescenza, la necessità di ricorrere a divieti e punizioni. I divieti possono comprendere la limitazione dell’uso del computer o di un video-gioco o dell’uscita con gli amichetti. Piccole ma necessarie privazioni rappresentano per il figlio il segnale che così come si è comportato non va bene. E se arriva la prima nota sul diario? Farsi raccontare dal bambino la motivazione della nota e come si sono svolti i fatti, commentare insieme l’accaduto ed assicurarsi che il bambino abbia ben compreso le ragioni della segnalazione della professoressa. Se dovessero arrivare ulteriori segnalazioni da parte delle maestre, è preferibile richiedere un colloquio con le insegnanti per verificare l’accaduto e per far vedere al bambino che i genitori sono e saranno sempre presenti nel suo percorso di crescita.

 

Anna Pelegrini

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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