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Genitori salvagente, non è sempre un bene per i figli

giugno 29, 2018 10:00 am

Mamma e papà vorrebbero sempre evitare ai figli sofferenze e delusioni, ma la presenza costante a difesa non fa bene. Essere genitori salvagente impedisce la crescita corretta

Chi è genitore lo sa bene: i figli si vedono sempre piccoli e indifesi, sempre bisognosi di protezione anche se sono già quasi adulti. Figuriamoci quando sono davvero ancora piccoli, quando hanno pochi anni e si affacciano per la prima volta al mondo, alla vita in comune. È normale cercare di evitare loro problemi, dolori, sconfitte: altro è sostituirsi ai figli con la propria esperienza per mettere in atto invece loro il comportamento giusto in ogni situazione. Così facendo, infatti, si impedisce ai bambini e poi ai ragazzi di intraprendere un percorso personale, che li porta ad essere indipendenti sia dal punto di vista pratico, sia sul versante psicologico sia emotivo.

 

Mai sostituirsi ai ragazzi

I genitori onnipresenti, quelli che dicono ai bambini cosa fare e cosa non fare, che intervengono nelle loro discussioni e litigi, che li difendono a spada tratta anche con gli insegnanti, si certo non fanno il bene dei figli. I ragazzi si inibiscono, rendendoli sempre dipendenti da qualcuno sia dal punto di vista pratico sia da quello emotivo. Diventano insomma incapaci di gestire le emozioni che derivano sì da insuccessi e delusioni, ma anche dai fatti positivi della vita. Questi sono genitori elicottero o salvagente secondo la definizione degli esperti dell’Università del Minnesota, che hanno condotto uno studio apposito. Mamme e papà che stanno sempre sopra la testa dei figli, dietro le loro spalle, pronti a planare minacciosi o protettivi a seconda della necessità. Gli esperti hanno esaminato la crescita di un gruppo di 422 bambini dai due anni fino ai dieci, con incontri regolari. È stata studiata l’interazione tra bambino e genitore per capire quanto quest’ultimo fosse protettivo. Si è scoperto che i figli di genitori onnipresenti erano svantaggiati rispetto ai loro compagni, i quali mamma e papà lasciavano più indipendenza. Questi bimbi presentano uno sviluppo inferiore delle capacità di controllo sia comportamentale sia emotivo. Inoltre, hanno un rendimento scolastico inferiore e sono meno capaci di reagire in modo adeguato a situazioni impegnative a scuola, nello sport o con gli amici.

Permettere ai figli la crescita emotiva

Al contrario, i bambini ai quali i genitori lasciano una autonomia maggiore, dimostrano migliori capacità organizzative a scuola e nel proprio ambiente, reagiscono meglio a situazioni che li sottopongono a stress emotivo, calmandosi da soli e acquisendo nuove abilità per il futuro. In questo caso infatti i piccoli dovevano fare affidamento solo sulle proprie forze e quindi hanno sviluppato nel tempo la capacità di auto-gestirsi. È essenziale lasciare ai propri figli la possibilità di fare esperienze in autonomia. Questo non significa ovviamente abbandonarli a se stessi. I genitori devono ovviamente accudire i figli, nutrirli, difenderli e renderli felici. Questo però non significa sostituirsi ad essi nella vita di tutti i giorni, scegliendo al posto loro gli sport e le amicizie, sedendosi di fianco a loro nello svolgimento dei compiti. I bambini devono avvertire, in sottofondo, la presenza rassicurante dei genitori, come delle forti mura protettive: da queste mura devono però poter uscire in libertà, vivendo esperienze sulla propria pelle. Se un bambino non impara a svolgere da solo una operazione semplice e non impara a gestire la rabbia nel litigio con un compagno, difficilmente se la caverà più avanti negli studi e nei rapporti con i colleghi adulti. Insomma, lasciare autonomia a un figlio non significa trascurarlo, ma fornirgli la capacità di affrontare il futuro.

 

Giorgia Andretti

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