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L’importanza delle regole per i bambini, punire non è utile

aprile 5, 2018 10:00 am

I castighi o le punizioni sono sistemi ai quali spesso i genitori ricorrono, gli esperti sono di parere contrario. Le punizioni anziché correggere rinforzano il comportamento sbagliato

La strategia educativa – punire per correggere – non solo è inutile ma potrebbe essere controproducente. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Experimental Psychology General dai ricercatori dell’Università di Würzburg, Germania. È frequente vedere genitori intenti a sgridare i figli per correggerne il comportamento, sperando che non mettano più in atto azioni indesiderate. Secondo gli esperti, la punizione potrebbe avere l’effetto opposto, portando i bambini a ripetere le azioni indesiderate.

 

Perché la punizione è inutile

Tutti gli educatori sono concordi nel fatto che punire un bambino sia un metodo inutile al fine della sua educazione.  Non serve, cioè, a fargli capire che ha commesso un errore con l’intento che il comportamento sbagliato non si ripeta. Se questo si verifica, vuol dire che il piccolo è tenuto a freno soltanto dal terrore di riprovare nuovamente un dolore fisico o morale, ma non riesce a comprendere fino in fondo di aver commesso qualcosa di sbagliato. Si tratta, insomma, solo di una forma di coercizione, che può spingerlo ulteriormente sulla via del comportamento non corretto proprio come un rinforzo. Infatti, un bambino piccolo non è ancora in grado di comprendere il pensiero logico – astratto. Nella fascia di età che arriva fino alla fanciullezza e pre-adolescenza si tende a considerare tutti gli adulti come modelli, siano essi genitori o insegnanti e questa convinzione si imprime in modo significativo nella memoria del bambino. Egli tende quindi a ripetere tutto ciò che viene messo in atto nei suoi confronti.

 

Le regole sono fondamentali

La motivazione alla punizione potrebbe essere una reazione all’eccessiva libertà che si è concessa a bambini e ragazzi. La possibilità di esprimersi in modo autonomo, lo scarso dialogo tra genitori e figli, le comodità della vita si sono oggi trasformate di fatto in una totale mancanza di regole e in una scomparsa dei ruoli. Ed è proprio la mancanza di regole a non offrire ai bambini modelli riferimento positivi comportamentali. La presenza dei genitori è necessaria, deve essere una presenza concreta e fattiva, è necessario trascorrere del tempo con i figli ed essere disponibili ad ascoltarli e a parlare con loro. La prima regola da mettere sempre in pratica: bisogna essere genitori e non amici dei propri figli, deve infatti, essere insegnata una scala gerarchia da rispettare, sempre.  Certo, questo non significa essere autoritari ma autorevoli, essere genitori comprensivi dei loro bisogni cercando di soddisfarli sempre nel rispetto delle regole sociali e morali. Solo educando ad avere rispetto per i propri genitori un bambino potrà trasferire questo modello anche sull’insegnante, abituandosi così a considerarlo una figura rassicurante e disponibile, ma alla quale si deve il rispetto. Le  inseganti sapranno così accompagnare i ragazzini nella loro ulteriore crescita verso l’adolescenza.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico guidagenitori.it

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