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La paghetta deve essere una scuola di economia

settembre 8, 2017 7:30 am

La paghetta, ben regolamentata, equilibrata e concessa solo quando il bambino è già grande: insegnare a gestire il denaro è un esercizio utile per le responsabilità di quando saranno adulti

C’è chi è contrario, chi invece concede ai figli una piccola somma fin dalle scuole elementari. Gli esperti dell’infanzia però sono concordi. Avere una somma di denaro da gestire abitua il bambino a quantificare il peso economico dei propri desideri e, gestendo un piccolo budget, prende coscienza del valore delle cose, imparando a risparmiare se desiderano acquistare un CD o un gioco oppure, imparare a rinunciarvi se hanno speso tutto in modo imprevidente. E’ meglio, insomma, tributare una piccola somma, ma fissa, che concedere ai ragazzi denaro tutte le volte che lo desiderano. Aprire i cordoni della borsa ogni volta che i ragazzi hanno bisogno di andare al cinema non aiuta a farli maturare, perché essi si sentono sempre dipendenti dai genitori e, al tempo stesso, sanno di ottenere quello che vogliono senza fatica e senza responsabilità.

 

Partire con piccole cifre

La prima paghetta può essere data anche a un bambino di sette – otto anni, una buona idea potrebbe essere quella di dare tanto quanto sono gli anni a settimana: un bambino di sette anni – sette euro, a otto anni otto euro e così via, quanto basta per comparsi una penna nuova o un quaderno speciale. Quando il ragazzino arriva alle scuole medie, si arrivare a circa cinquanta euro. A questa età si inizia a uscire di più, a frequentare qualche locale al pomeriggio, a desiderare di fare qualche regalo a un amico del cuore. Nel computo della paghetta vanno fatte rientrare tutte le spese voluttuarie, così il ragazzino impara a dosare i suoi compensi. Durante l’adolescenza poi, molti ragazzi hanno il motorino, amano comprarsi libri più impegnati, uscire per una pizza con gli amici. Il compenso settimanale deve coprire tutte queste piccole spese adolescenziali.  Per aiutarli a regolarsi meglio, si può dare la paghetta a scadenza fissa, ad esempio la domenica mattina, è modo per far sì che arrivino al sabato ancora con sufficiente moneta per uscire con gli amici. Può capitare che, soprattutto per le prime volte, un ragazzino non sappia gestire il denaro e si ritrovi al verde prima del sabato. E’ facile allora che ricorra all’aiuto dei genitori per avere qualche extra. Questo può succedere una, due volte, ma non deve diventare la regola. In questo modo, si rischia di perdere di vista l’obiettivo primario, cioè la capacità dei ragazzi di amministrarsi autonomamente. Se capita spesso che il ragazzino resti senza soldi, deve essere lasciato senza nuove entrate fino alla domenica successiva, come stabilito: solo così potrà gestire, in futuro, il denaro in modo più maturo.

 

Adeguare la cifra all’età

Un modo per non rischiare di dare una paghetta non adeguata è dare tanto quanto è l’età a settimana, è bene però mettere in chiaro che la paghetta deve coprire le loro necessità in fatto di sfizi e piccole esigenze quotidiane. Questo dialogo tra genitori e figli sul senso del denaro deve essere costante. E’ poi sbagliato concedere una somma di denaro per avere in cambio qualcosa. La paghetta non va riconosciuta come premio-ricatto per qualcosa che il ragazzino ha fatto: dare una mano in casa, prendere bei voti a scuola e così via. Questi sono piccoli doveri di una persona e non devono essere confusi, fin dai primi anni, con qualcosa di facoltativo che va premiato. Questo tipo di atteggiamento va assolutamente evitato, come vanno eliminate frasi del tipo – Se ti fai bocciare, dì addio alla tua paghetta. Non si deve neppure dare denaro ai propri figli per scaricarsi la coscienza, quando si dedica loro troppo poco tempo.

 

Lina Rossi

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