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Sa dire solo no!

marzo 17, 2008 12:00 pm

Dai 18 mesi il bambino attraversa una fase importante dello sviluppo, che mette a dura prova i genitori Da un po’ di tempo il vostro piccolo angioletto è cambiato. Mentre prima non vi aveva mai dato problemi, non faceva capricci ed era sempre ubbidiente, ora, a soli due anni, è diventato intrattabile, testardo e si…

Dai 18 mesi il bambino attraversa una fase importante dello sviluppo, che mette a dura prova i genitori

Da un po’ di tempo il vostro piccolo angioletto è cambiato. Mentre prima non vi aveva mai dato problemi, non faceva capricci ed era sempre ubbidiente, ora, a soli due anni, è diventato intrattabile, testardo e si rifiuta di collaborare. L’unica parola che sembra capace di dire è “No!”. La usa sempre, ogni motivo e ogni occasione sono validi. La tirannia si esprime nelle situazioni più banali: il bimbo non vuole indossare un indumento, desidera uscire di casa, batte i piedi per farsi comprare un giocattolo, rifiuta di staccarsi dalla mamma. Anche senza un motivo apparente ad ogni domanda il piccolo ribelle risponde sempre allo stesso modo: “No”.

Una tappa della crescita
A partire dai 18-24 mesi il bambino scopre di esistere come persona, indipendentemente dalla mamma, che fino a quel momento è stata per lui un punto di riferimento indiscutibile.
In altre parole il bambino intorno ai due anni inizia a costruire la propria identità: avverte di avere dei gusti e dei desideri che lo caratterizzano come individuo e che lo differenziano da chiunque altro. Il “no” allora non è semplicemente una parola, ma assume una rilevanza particolare: il rifiuto e il capriccio diventano un modo per far sentire che lui è altro rispetto alla mamma. Dietro l’ostinato e a volte assurdo dire di no c’è solo la voglia di affermare la sua identità. Il “no” dunque è un segnale positivo: negando il bimbo afferma se stesso come individuo capace di entrare in contatto diretto col mondo esterno. Con una parola semplice e immediata come il “no”, il bambino capisce di avere un grosso potere: basta pronunciare questo monosillabo per suscitare delle reazioni negli altri, per attirare l’attenzione su di lui.
Il bambino fa dei tentativi, cerca delle verifiche, rincara la dose dei no fino a quando i genitori non lo guardano in modo differente. Non vuole più essere il piccolo “amore di mamma” che accetta di buon grado ogni cosa. Vuol far capire che l’armonia è finita e che ha bisogno di una considerazione e di un amore diversi.
La fase del “no” comunque non deve preoccupare perchè costituisce una normale tappa psicologica e di crescita che tutti i bambini in questa fascia d’età passano, indistintamente dal sesso. L’unica distinzione può essere data dal fatto che i maschietti si sfogano in un modo più aggressivo e violento sia a livello fisico sia a livello verbale rispetto alle femminucce.

Per sopravvivere ai suoi no
Per sopravvivere a questa fase, positiva certo per la sua crescita, ma faticosa per i genitori, basta lasciargli dire i suoi no, ma allo stesso tempo, stabilire le vostre regole. Con i suoi “no” e i suoi capricci il bambino sta anche valutando quali sono i suoi limiti. Quindi è giusto tollerare qualche no, ma per cose che noi adulti riteniamo importanti, è doveroso opporsi ai suoi capricci. Si può cercare di fargli capire con le buone maniere i motivi del proprio comportamento, ma se anche dopo questo tentativo “pacifico” il bimbo non sente ragioni, i genitori faranno comunque quello che avevano stabilito, senza lasciarsi influenzare da urla o capricci.
Certo il lavoro da svolgere è molto delicato, perché i genitori in questa fase della crescita devono saper imporsi ma anche essere comprensivi per non mortificare il piccolo. Un atteggiamento troppo rigido infatti può far diventare il bambino troppo remissivo, senza riuscire a formare il suo carattere, oppure può farlo diventare troppo ribelle e difficile da educare.

La tecnica dell’abbraccio
Molti psicologi , se il bambino non accenna a smettere di fare i capricci e si dimostra ostinato, consigliano la pratica dell’holding, che in inglese significa “contenimento”. In pratica, si tratta di abbracciare forte il piccolo, finché non cessa di impuntarsi, per fargli sentire anche fisicamente quella sicurezza e quella protezione di cui ha bisogno. Come per dare al bimbo, oltre ai necessari limiti psicologici, anche dei teneri limiti fisici. Infine, si può insegnare al bambino ad esprimere i suoi desideri in modo diverso, senza ricorrere ad un categorico ?no’. Con un po’ più di tatto e diplomazia avrà più chance di essere preso sul serio.

 

Angela Salini

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