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Due lingue senza problemi

febbraio 11, 2008 12:00 pm

Avere una mamma ed un papà di nazionalità differente può essere per un figlio una vera fortuna Bimbi “divisi” tra due lingue e due culture? Nel nostro paese ma un po’ in tutta Europa sono sempre più numerosi. I dati parlano chiaro: in Italia, i matrimoni tra persone appartenenti a due paesi diversi sono uno…

Avere una mamma ed un papà di nazionalità differente può essere per un figlio una vera fortuna

Bimbi “divisi” tra due lingue e due culture? Nel nostro paese ma un po’ in tutta Europa sono sempre più numerosi. I dati parlano chiaro: in Italia, i matrimoni tra persone appartenenti a due paesi diversi sono uno su otto. Inoltre le coppie straniere, che provengono soprattutto da Sud America, Cina ed Estremo Oriente sono sempre di più. Senza contare la possibilità di viaggi e gli scambi culturali tra università già a partire dagli anni Ottanta. Sta di fatto che sono sempre più numerosi i bambini che vengono al mondo sentendo parlare fin dalla culla due lingue diverse. Può essere la lingua della famiglia (se i genitori sono entrambi stranieri) o di uno dei genitori e della comunità in cui il bambino vive, che viene definita “lingua predominante”. Avere la possibilità di imparare due lingue che siano, oltre all’italiano, inglese, spagnolo, russo o qualsiasi altra è sicuramente una grande forma di arricchimento personale per il bambino, che una volta grande avrà una marcia in più sia per lo studio e il lavoro sia per la facilità di conoscere in modo più completo mondi e culture.

Nessun timore, molte possibilità
In molti genitori, però, nasce il dubbio che avere a che fare con due lingue diverse fin dalla prima infanzia possa costituire un problema più che un vantaggio: temono che il bambino si confonda, che non acquisisca una precisa identità linguistica e che quindi non si senta mai veramente parte di una comunità. Poi, hanno il timore che a scuola resti indietro nell’apprendimento rispetto agli altri bambini, che commetta piccoli errori nel linguaggio quotidiano, che venga preso in giro.
Gli esperti però sono rassicuranti: non esiste alcun rischio che un bambino che cresce sentendo due linguaggi differenti abbia più problemi a scuola rispetto a chi è monolingue. Anzi, con il tempo ci saranno solo vantaggi. Certo, è importante seguirlo un po’, soprattutto per aiutarlo a far maturare di pari passo le due lingue nello scritto e nel parlato, in modo che non abbia difficoltà con gli strumenti comunicativi che ha a disposizione.

Il segreto è nei neuroni
Il cervello dei bambini, fino ai cinque anni circa, possiede un altissimo patrimonio di neuroni, vale a dire di cellule del cervello. Questo fa sì che egli immagazzini un gran numero di informazioni senza difficoltà e che, quindi, assorba agevolmente due lingue anche molto diverse tra loro, imparando alla perfezione vocaboli, espressioni tipiche, intonazioni. È perciò importante che, fino a questa età, il bambino sia in contatto con entrambe le lingue. Se i due genitori appartengono a due nazionalità diverse, è bene che si rivolgano al figlio ognuno nella propria lingua. Il piccolo non avvertirà distinzioni, dal momento che gli sembrerà del tutto naturale identificare i due genitori con due lingue diverse. Per lui, però, sarà come avvertire due intonazioni: il papà più bassa e lenta, la mamma più acuta e squillante.

Il ruolo dei genitori
Nel caso, invece, che i genitori appartengano alla stessa nazione straniera e abbiano messo al mondo il bambino in Italia, è importante che gli parlino nella propria lingua madre, in modo che il piccolo la apprenda alla perfezione. Al tempo stesso, però, dovrebbero farlo entrare in contatto prima possibile con la lingua della società in cui vive, attraverso il nido, una tata, un gruppo di amici del posto, per fargli ascoltare la lingua di appartenenza prima possibile e giunga alla scuola già preparato al linguaggio che sente fuori casa.
Quando il bambino è più grandicello, vale a dire attorno ai cinque-sei anni, inizia ad avvertire naturale l’esigenza di esprimersi in una lingua piuttosto che nell’altra. In genere si tratta della lingua del luogo in cui vive, che sente parlata dalla TV, dalle insegnanti, dai compagni di scuola, insomma dal contesto in cui è inserito e che costituisce il “suo” mondo. In questo caso, è essenziale che la famiglia (o il genitore che parla la lingua differente) imponga con dolcezza al bambino di esprimersi anche nella lingua straniera, per esempio fingendo di non capire se il bambino non usa quel linguaggio. Infatti, anche se il bimbo non dimenticherà mai questa seconda lingua e la comprenderà sempre, potrebbe perdere la capacità di servirsene per parlare. Infatti l’espressione parlata è regolata da centri nervosi leggermente differenti da quelli deputati alla comprensione passiva, che vanno tenuti in esercizio.

Rinforzare la scrittura
È anche fondamentale che il bambino venga esercitato a esprimersi nelle due lingue in uguale misura. Infatti sarà naturale imparare a leggere e a scrivere senza problemi nella lingua del luogo in cui vive, mentre, senza allenamento, potrebbe non sviluppare una adeguata capacità di comprendere e utilizzare il linguaggio scritto nella seconda lingua. Attendere che sia più grandicello, vale a dire che raggiunga i dieci-dodici anni, potrebbe essere un errore, perché a questa età i neuroni sono già diminuiti di numero e apprendere concetti nuovi diviene più difficile. Per allenare il bambino è sufficiente un po’ di impegno da parte dei genitori. L’ideale sarebbe acquistare (in una libreria ben fornita, via internet, nel paese di origine quando ci si reca lì) qualche bel libro in quella lingua, possibilmente con tante figure e sezioni dedicate alla scrittura. In questo modo il piccolo acquisirà la capacità di interpretare segni e vocali che ha sempre sentito solo nell’aria. Certo, non è un compito semplicissimo per i genitori, che hanno solo le ore serali e il fine settimana per dedicarsi al bambino. Ma con un po’ di pazienza e di fantasia l’intento si può raggiungere: si possono fare giochi con le parole, quiz, cruciverba, leggere fumetti e avventure dei propri eroi nella seconda lingua. L’importante è che, a mano a mano che il bambino cresce, i genitori gli insegnino le differenze tra le due lingue, facendogli capire che si tratta di due strumenti di comunicazione distinti, da utilizzare in luoghi e con determinate persone. Se poi si ha la possibilità sarebbe opportuno che il ragazzino frequentasse una scuola, un centro culturale o un gruppo di persone che parlino la seconda lingua e organizzino eventi e passatempi nella seconda lingua. Tutto questo permetterà al bambino di conoscerla meglio e appassionarvisi. Non è un processo semplicissimo, ma una volta adulto avrà un bagaglio personale insostituibile.

 

Roberta Raviolo

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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