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Vuole fare tutto da solo, sta diventando autonomo

gennaio 12, 2017 10:00 am

Rifiuta il passeggino, non dà la mano per strada, insiste per mangiare da solo: nostro figlio cresce, sta diventando autonomo, assecondiamolo in questa meravigliosa avventura.

Sarebbe bello fermare il tempo e avere i nostri figli così come sono ora ed occuparci del loro benessere tenendoli sempre al sicuro. Ma la vita scorre lentamente ed i nostri bambini crescono, diventano autonomi e questo può succedere solo se passano attraverso un progressivo distacco dai genitori e una serie di piccole conquiste, che possono essere contrassegnate anche da inevitabili insuccessi e da conseguenti pianti. È importante che i genitori stiano vicino ai bambini in questo momento, perché anche dalle loro reazioni può dipendere la fiducia dei piccoli nelle proprie capacità.

 

Diventa sempre più sicuro di sé

È quindi normale che, verso i due anni, il bimbo manifesti improvvisamente esigenze di indipendenza. Desidera scendere dal passeggino e magari spingerlo lui stesso, prova ad allacciarsi da solo le scarpe, quando cammina per la strada rifiuta di tenere la mano dell’adulto. Insomma vuol fare tutto da solo. È una tappa normale della crescita, i primi aneliti di indipendenza che sono il risultato di una maturazione su un doppio piano: quello fisico e quello psichico. Il bambino a due anni infatti si sente più sicuro dei propri movimenti nello spazio, perché cammina e corre con sicurezza. Anche il movimento fine delle mani, che consiste nell’afferrare oggetti sempre più piccoli, è un aspetto che si va via via sviluppando e il bambino desidera metterlo alla prova toccando oggetti di piccole dimensioni. Oppure si lancia in imprese che a noi genitori sembrano un po’ pericolose, come scalare le sedie, scavalcare il divano e altro ancora.

 

Rispettare il suo desiderio di crescere

È sicuramente una fase in cui il bambino deve essere controllato in modo particolare, perché la sua vitalità, la sicurezza acquisita e il desiderio di autonomia possono in effetti spingerlo a mettersi nei guai, per esempio può cadere. La sua esigenza va però rispettata, perché solo provando, rischiando, facendo qualche capitombolo può maturare anche un giusto concetto di pericolo: la mamma o il papà possono, anzi devono fargli capire che certi comportamenti, certe situazioni sono destinate a metterlo in pericolo o a risolversi in una solenne frustazione. Può succedere, per esempio, se cade sul tappeto mentre si arrampica su una sedia oppure se scoppia a piangere frustrato perché non riesce ad allacciarsi da solo le scarpe. Questa esperienza, per quanto negativa, per il bambino è più formativa che mille prediche o proibizioni dei genitori. Ovviamente, non deve mettersi in situazioni a rischio: i genitori devono controllarlo, soprattutto fuori casa. Devono però lasciargli un margine di libertà, di possibilità di esplorazione delle proprie capacità, eventualmente ampliando progressivamente i suoi spazi.

 

Sahalima Giovannini

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