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L’educazione dei bambini inizia con l’esempio dei grandi

novembre 18, 2016 9:25 am

Ciao, grazie, per favore e altro ancora: parole che i nostri figli sembrano non conoscere. È fin troppo facile dare la colpa alla società: pensiamo prima se diamo il buon esempio.

Scusi, grazie, per favore, prego, buongiorno. Non sono più di queste le cinque le parole che da sempre sono collegate al concetto di buona educazione. Una buona educazione formale, certo, perché ovviamente le parole si devono accompagnare al comportamento corretto. Peccato che, con la scusa di troppo formalismo, l’educazione dei ragazzi oggi passa sempre meno attraverso queste semplici, buone maniere che però fanno ancora pensare che i giovanissimi di oggi non sono tutti dei gran maleducati.

L’educazione parte dalla casa
Ne ha parlato anche una giornalista e psicologa, la dottoressa Maria Pedone ha, infatti, dedicato un libro proprio alla buona educazione che oggi sembra essere sempre più dimenticata. Tutto inizia nei primi anni di vita, già al nido o alla materna. Un tempo, anche solo una generazione fa, era impensabile non ringraziare qualcuno o non salutare una persona. Oggi gli insegnanti fanno fatica a imporre queste semplici regole di comportamento, anche se facilissime da apprendere. La colpa è della situazione creatasi nel tempo. Si parte sicuramente da una educazione di base carente, da parte di tutti coloro che circondano il bambino fin dai primi anni di vita. Fermiamoci ad osservare: spesso in casa, a tavola per esempio, mamma e papà non usano questi semplici termini di buona educazione: ringraziarsi l’un l’altro quando ci si passa l’olio sembra banale, eppure è fondamentale per indurre nel bambino in crescita l’abitudine al rispetto reciproco, che passa anche attraverso l’utilizzo delle parole.

Il ruolo nocivo di social e televisione
Lo stesso avviene poi fuori di casa. Capita che, incontrando un conoscente adulto, la mamma dica – su, dì buongiorno alla signora!. Non di rado la risposta è – non importa, è ancora piccolo. Dimmi pure ciao. Sono banalità, forse, ma il bambino si abitua a trattare l’adulto come un suo pari e a non ritenerlo degno neppure di un saluto commisurato all’età e quindi alla differenza esistente tra i due ruoli. E ancora: quante mamme oggi, dopo che il figlio ha giocato tutto il pomeriggio da un amico, ricordano di salutare e ringraziare la mamma del compagno? Poche, perché si dà per scontato che l’essere gentili sia anacronistico e fuori moda. Poi, crescendo, social network e tv sferrano il colpo finale. Su Fb, Instagram e altrove si è tutti uguali e tutti possono dire la loro davanti a un’immagine o a un filmato. La realtà si confonde con la funzione ed è per questo che un ragazzino fatica a trattenersi, a porsi dei limiti anche verbali con gli adulti. Per non parlare della televisione, dove i programmi che vanno per la maggiore sono un coacervo di parole volgari. Cosa fare, in tutto questo? Cerchiamo in casa per primi, come mamme e papà di ripristinare un minimo di rispetto, anche verbale. I bambini devono abituarsi a un minimo di educazione formale già nei primi anni di vita. L’esempio è essenziale: se i nostri figli sentono noi genitori salutare, ringraziare, essere cortesi lo faranno a loro volta. Senza difficoltà e senza prediche.

Giorgia Andretti

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