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I social possono diventare il palcoscenico della violenza

settembre 19, 2016 10:12 am

Si moltiplicano le notizie di violenze morali e materiali o violazioni di privacy diffuse attraverso i social network. La responsabilità degli adulti è l’esempio migliore da trasmettere ai figli.

Facebook, whattsap, youtube e altro ancora: nati come strumenti digitali di intrattenimento, si stanno rilevando pericolosi strumenti di diffusione di immagini e situazioni che possono avere conseguenze pericolose o tragiche per tutti: adolescenti ed adulti. Può sembrare una coincidenza ma, nei giorni scorsi la stampa si è occupata a caratteri cubitali di tre fatti diversi ma ugualmente scioccanti. Il primo riguarda una donna di trentatre anni: dopo aver girato ed inviato ad alcuni – amici – un video hot, forse spinta da altre persone, ha visto il video diffondersi in modo virale, raggiungendo non solo coloro al quale era destinato ma, a milioni di persone. L’umiliazione bruciante le ha strappato la vita. Il secondo, una ragazza di diciassette anni filmata dalle amiche mentre stava subendo violenza e messa on-line per mostrare la loro bravata e la ventenne del Collatino a Roma, consenziente per rapporti ravvicinati di gruppo, che trova il video sui social.

Quando i social diventano un’arma mortale
Rimini, patria dello sballo da discoteca raccoglie lo stupro ai danni di una diciassettenne. La vittima credeva di essere uscita con un gruppo di amiche e mai immaginava che bere un paio di bicchieri di troppo fossero la chiave per accedere alla violenza perpetrata ai suoi danni da un ragazzo materialmente e dalle due amiche moralmente. Il video messo on-line dalle amiche raggiunge amici e gli amici degli amici fino a diventare virale. Stessa sorte per L. la ventenne del Collatino, avere rapporti contemporaneamente con più ragazzi doveva restare un fatto privato ma, purtroppo, così non è stato. E’ stato sufficiente che uno dei quattro, per mostrare la bravata, rompesse il patto e mettesse on-line il video. Il fatto grave è che il volto della ragazza era ben visibile e riconoscibile: la sua reputazione si è dissolta nell’arco di poche immagini.

La necessità di tutelare i figli
Gli esempi di personaggi famosi che postano le immagini dei figli sui profili Facebook, Instagram o altro non sono edificanti. Quelle foto possono finire su siti pedopornografici e, comunque, non è detto che il figlio, troppo piccolo per dire la sua, sia d’accordo quando sarà più grande. Dai genitori deve partire l’effetto contrario, cioè la tutela a tutti i costi delle immagini e sostenere a gran voce che, una volta pubblicate non possono più essere eliminate. È necessario aver chiarezza fin da subito: le immagini, anche le più innocenti, devono restare private. La stessa cosa vale per i video, i filmati possono diventare un’arma che distrugge psicologicamente una persona, fino a diventare una lama sottile capace di lasciare cicatrici dolorosissime. Quindi, è necessario riflettere con attenzione sulle conseguenze della pubblicazione di foto e, soprattutto, far capire anche ai ragazzini di non rubare immagini ad amici e coetanei e diffonderle. E anche verso se stessi si deve avere un atteggiamento protettivo: ragazzi e ragazze devono proteggere il proprio corpo e il proprio viso. Mamme, papà, è una lotta dura, ma bisogna vigilare e ripetere continuamente di non pubblicare le proprie immagini ma soprattutto degli altri catturate a loro insaputa. Sicuramente sono necessarie leggi, da parte delle istituzioni ma, come al solito, l’esempio siamo noi adulti a doverlo dare per primi e non fare come è accaduto ad una coppia di austriaci. Una ragazza diciottenne ha trascinato in tribunale i genitori, colpevoli di aver postato sui social foto della figlia bambina sul vasino e dentro la vasca da bagno. Immagini innocenti se restano nell’intimità dell’album di famiglia, ma sul web possono provocare dolore e imbarazzo all’adolescente che si sente tradita dai genitori nel suo diritto alla privacy ed al pudore. La ragazzina non si è limitata ad arrabbiarsi: ha denunciato i genitori ed a novembre saranno processati. Reazione esagerata? Forse, ma a quattordici anni è difficile mediare con il mondo e con se stessi e comunque i genitori hanno infranto non solo le leggi e la fiducia ma, anche le regole del buon senso.

Giorgia Andretti

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