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La paura dell’acqua e dei bagni di mare

giugno 28, 2016 9:25 am

Se il bambino rifiuta di fare il bagno, piange e si aggrappa ai genitori, non va forzato né sgridato: ha bisogno del suo tempo per raggiungere la sicurezza da solo.

Un bimbo di pochi mesi solitamente entra in acqua, senza timore nell’acqua del mare o della piscina, a sei mesi i bambini hanno il riflesso del nuoto naturale, la paura non è quindi considerata indipendentemente dalla vicinanza della mamma o del papà. L’estate successiva e quella dopo ancora, invece, può arrivare il grande dramma: il bambino non vuole saperne di entrare nell’acqua, si aggrappa piangendo all’adulto, correndo via dalla battigia. Mamma e papà, timorosi e un po’ imbarazzati si chiedono se hanno commesso qualche errore nella sua educazione. In realtà non è niente di tutto questo. Quasi tutti i bambini dall’anno di vita in poi hanno paura dell’acqua. Alcuni superano questo timore un po’ prima, già verso i quattro-cinque anni, per altri è necessario più tempo, soprattutto se hanno poca confidenza con il mare o la piscina perché frequentano questi ambienti solo raramente. Una vacanza al mare o un abbonamento in piscina aiutano infatti a prendere confidenza con l’acqua.

Perché i bambini hanno paura dell’acqua
Conoscere l’elemento liquido è il modo migliore per imparare a non averne timore. I bambini, infatti, non nutrono timori concreti, come accade invece agli adulti, per esempio la paura di annegare o di incontrare una medusa. I più piccoli, semplicemente, hanno paura di quell’ambiente sconfinato che è rappresentato dal mare o da una piscina profonda, dove non si vede il fondo e dove i piedi si muovono senza toccare nulla. L’acqua è un mondo sconosciuto e quindi pericoloso, soprattutto per i bimbi in un’età in cui stanno iniziando a prendere confidenza con il proprio corpo e con il mondo circostante: i primi passi, la camminata spedita e la corsa, il raggiungimento di un’indipendenza tutta personale che rappresenta una conquista importante. Il mare e la piscina rappresentano un ritorno a un’insicurezza che i bambini però non sono in grado di gestire: e reagiscono con il rifiuto.

Tanta pazienza, nessun rimprovero
Va detto prima di tutto che i genitori non si devono preoccupare, perché il timore si risolve da solo, soprattutto se al bambino viene data la possibilità di conoscere l’acqua profonda andando in vacanza al mare o frequentando un corso in piscina: il nuoto, tra l’altro, è lo sport perfetto per sviluppare il fisico, allenare la muscolatura e migliorare le capacità respiratorie. Nel frattempo, ci sono regole da seguire e comportamenti da evitare. È inutile per esempio sgridare il bambino, mortificarlo indicandogli coetanei che entrano in acqua senza paura, prenderlo in braccio e immergerlo con la forza. Tutto questo serve solo ad aumentare la sua paura e anche a rafforzare in lui la convinzione di non essere in grado, di essere meno bravo degli altri. È più utile essere pazienti e aiutarlo ad assumere un rapporto più sereno con l’acqua. Vedere mamma e papà che nuotano tranquilli, che chiacchierano sul bagnasciuga lo inviterà ad avvicinarsi alle onde per giocare. Poco per volta prenderà confidenza. Dovrà però essere il bambino a decidere quando indossare i braccioli e il salvagente, entrando in acqua fino alle ginocchia, magari insieme agli amici. La scelta di una spiaggia con sabbia fine, con acqua molto bassa e onde piccole sono decisamente utili per infondere la sicurezza necessaria per vincere la paura.

Giorgia Andretti

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