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Bevande dolci e la pubblicità ingannevole: troppo ricche di zuccheri

ottobre 16, 2013 5:13 pm

Gli atleti e i campioni dello sport sono testimonial positivi. Purtroppo, alcune volte prestano il volto a bevande energetiche non proprio adatte ai bambini: il loro contenuto energetico è troppo elevato a causa del glucosio.

Non c’è dubbio: le strategie pubblicitarie sanno essere astute, soprattutto quando si tratta di catturare adolescenti e genitori troppo fiduciosi. A quanto pare, è sufficiente ingaggiare come testimonial un campione dello sport per rendere credibile e attraente un prodotto che, invece, lascia a desiderare quanto a qualità e a caratteristiche salutari. È il caso per esempio di molte bevande e beveroni energetici, per i quali prestano il volto campioni dello sport amati dai ragazzi. Questi prodotti possono essere adatti a chi pratica un’attività sportiva intensa, che comporta un notevole dispendio energetico e anche in termini di glucosio e di elettroliti. Le stesse bibite, però, possono non essere adatte a un ragazzino che pratica un’attività medio bassa o che è addirittura sedentario come troppo spesso accade. In questo caso, infatti, possono aprire la porta ad un notevole aumento di peso.

La beve l’atleta? Non è detto che sia sana
A occuparsi di questo aspetto tra il nutrizionistico e l’educativo è stato un gruppo di pediatri americani, che hanno poi pubblicato la loro ricerca sulla rivista Pediatrics. Secondo gli esperti, energy drinks, bibite dolci ma anche cibi di fast food sono ad alto contenuto energetico ma contengono pochi nutrienti. Gli studiosi hanno analizzato 512 prodotti alimentari disponibili nei maggiori supermercati e nelle paninoteche, erano associati al volto di 100 celebrità dello sport. Hanno così potuto scoprire che questi alimenti non sempre erano sani, ma che erano ricchi di zuccheri aggiunti che possono predisporre a sovrappeso, obesità e disordini metabolici. Secondo lo studio, le persone più influenzabili da questo tipo di marketing pubblicitario sono gli adolescenti dai 12 ai 17 anni ma anche gli adulti che acquistano per i più piccoli. E i colpevoli? Nella top ten delle star dello sport che pubblicizzano cibi poco sani troviamo la stella del tennis Serena Williams, il campione di football Peyton Manning e il cestista dell’Nba Lebron James. E i pediatri li bacchettano: quando l’impatto sui giovani è così intenso, i campioni sportivi devono capire che il loro ruolo è anche educativo e che devono necessariamente adeguarsi a modelli positivi. Magari rinunciando a qualche ingaggio milionario…

Educhiamo i ragazzi anche a bere sano
Durante l’adolescenza i ragazzi tendono a rifiutare i modelli e gli schemi di comportamento suggeriti dai genitori: è normale, è il periodo in cui tendono a misurarsi con la propria personalità e le proprie scelte. Quindi in questo periodo per i genitori non è facile continuare a proporre i modelli alimentari sani ai quali hanno abituato i bambini durante l’infanzia. In adolescenza i figli cercano altri modelli, che ritrovano negli amici, nei personaggi televisivi e, appunto, nei campioni dello sport. Ed è triste pensare che proprio i campioni dovrebbero spingere sulla strada delle scelte salutari, innescano nei ragazzi cattive abitudini. Come possiamo comportarci, allora, noi genitori? Prima di tutto, cercando di non contrastare troppo le scelte dei ragazzi, anche quando sono palesemente sbagliate: è il modo migliore per spingerli a perseverare ancora di più su una certa strada, se non altro per evitare che, per ribellione adolescenziale si comportino ancora peggio. Sicuramente in casa vanno offerte alternative di tipo alimentare assolutamente valide: in tavola devono sempre comparire frutta, verdura, pesce, cereali integrali, spremute fresche. Sarà così possibile arginare il consumo saltuario di cibi poco indicati. Sicuramente va proposta loro molta attività sportiva, in genere piace a tutti, maschi e femmine o almeno, occasioni quotidiane per fare movimento: lasciamo loro più libertà e con questa scusa permettiamo di andare e tornare da scuola a piedi. E puntiamo sulla grande importanza che, proprio nell’adolescenza, viene dato all’aspetto fisico: non dimentichiamo che sentirsi bene con se stessi è il primo passo per evitare anche disturbi purtroppo diffusi come anoressia e bulimia.

Sahalima Giovannini

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