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Afta senza rischi per l’uomo

marzo 5, 2001 12:00 pm

Il virus, che sta decimando gli allevamenti, non costituisce un pericolo per la nostra salute alimentare Una sorta di maledizione sta falcidiando gli allevamenti europei di bestiame. Mentre le vicende legate alla diffusione e alle conseguenze del virus della “mucca pazza” continuano ad occupare intere pagine di giornale causando allarmi e tensioni, ecco che l’Europa…

Il virus, che sta decimando gli allevamenti, non costituisce un pericolo per

la nostra salute alimentare

Una sorta di maledizione sta falcidiando gli allevamenti europei di bestiame. Mentre le vicende legate alla

diffusione e alle conseguenze del virus della “mucca pazza”

continuano ad occupare intere pagine di giornale causando allarmi e tensioni, ecco che l’Europa si trova a fare i conti con una nuova epidemia,

quella di Afta epizootica che colpisce suini, bovini e ovini. Si tratta di una malattia virale estremamente contagiosa, provocata da un virus molto

simile a quello dell’influenza. La velocità di diffusione di questa malattia è altissima: “viaggia” nell’aria con estrema

facilità ed è sufficiente che i contatti con gli animali infettati siano anche fugaci per provocare il contagio ed i vaccini esistenti, non sempre,

purtroppo hanno efficacia

L’aspetto più importante da considerare è che comunque, diversamente dal morbo della mucca pazza,

l’afta epizootica non costituisce un pericolo per l’uomo in quanto l’infezione non può passare da una specie all’altra. Anche se

qualche esemplare malato dovesse sfuggire ai controlli medici e la sua carne fosse posta in commercio, ciò non potrebbe rappresentare un veicolo di

infezione per l’uomo. Solo chi lavora a stretto contatto con gli animali può, tuttavia, infettarsi, solo occasionalmente, mediante lesioni della

cute o delle mucose. In questo caso sarebbero comunque lievi le conseguenze sulla salute: il virus, nell’uomo, provoca una lieve febbre e la

formazione di afte sulle mucose e vescicole sulla pelle, in particolare su mani e piedi. Per gli animali, purtroppo, le ripercussioni sono molto più

gravi. Tutti gli esemplari infettati devono essere abbattuti per evitare che l’epidemia si diffonda, le loro carcasse devono essere quindi

incenerite e il loro latte distrutto.

La nuova epidemia è scoppiata in Gran Bretagna, nazione già gravemente colpita in passato dallo stesso

virus. Nel 1967, infatti, una simile infezione costrinse le autorità britanniche ad abbattere 442mila capi di bestiame, con danni che ammontarono a

circa 4.600 miliardi. Animali infettati dall stesso virus, nel giro di qualche giorno, sono stati individuati anche in Francia, Germania e Belgio.

/>In Italia misure preventive straordinarie nei confronti del rischio di introduzione dell’afta epizootica dal Regno Unito sono state adottate già

a partire dal 20 febbraio 2001, anticipando così le disposizioni adottate dalla Commissione europea seconda quella che in casi simili viene definita una

“procedure d’urgenza”. Da quella data, infatti, il nostro Ministero della sanità ha disposto il divieto di importazione dal regno

Unito di animali vivi e di materiale genetico delle specie sensibili all’afta. Il giorno 21 febbraio 2001 è stato poi emanato un secondo

provvedimento ulteriormente restrittivo riguardante l’importazione di carni, latte ed altri prodotti di origine ovina o suina proveniente dal

regno Unito. Lo stesso Ministero ha inoltre disposto che venissero rintracciate tramite il sistema Animo (da Animal Movement, un sistema informativo

comunitario che ha la funzione di permettere lo scambio di messaggi tra paesi Comunitari, riguardanti partite di animali vivi e di alcuni prodotti di

origine animale), le partite di ovini e suini introdotte in Italia dal Regno Unito.

 

Giancarlo

Strocchia

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