prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Il Ministro della Salute ha pensato di applicare una tassa su bibite gassate

settembre 3, 2012 12:30 pm

Non sappiamo ancora se la norma passerà ma il Ministro ha stabilito di inserire nel decretone una nuova tassa su tutte le bevande dolci e gassate. L’obiettivo dovrebbe essere scoraggiare il consumo e quindi combattere l’obesità

Il ministro della Salute, On.le Renato Balduzzi, è categorico: l’aumento del costo delle bevande dolci ha il solo obiettivo di disincentivarne l’acquisto: essendo prodotti iper-calorici, non aiutano a contenere i chili di troppo. Non contano nulla, insomma, i 250 milioni di euro annui che ricaveranno dall’aumento del prezzo di aranciate, cole e soft drink: si promuoverà uno stile di vita più sano ed è questo che conta. Ai dubbiosi, gli scienziati mostrano la risposta ottenuta dai paesi che applicano già questa tassa, come la Francia, per esempio: secondo un’indagine dell’università del North Carolina, un aumento del 10% del costo delle bevande dolci diminuirebbe il consumo medio giornaliero per persona di 7,5 millilitri al giorno, pari a un grammo di zucchero.

Prezzo più alto, consumo inferiore?
Secondo un altro studio USA, applicare una tassa di un centesimo ogni 30 grammi di bevanda dolce potrebbe prevenire migliaia di decessi per incidenti cerebro-vascolari ed oltre 240mila casi di diabete ogni anno. Un minimo aumento con grandi risultati: dovrebbero essere questi i benefici secondo gli esperti, soprattutto sui meno abbienti, che sono inoltre i soggetti con i maggiori problemi di peso perché consumano spesso junk food, più economico rispetto ai salutari pesce e vegetali. Risparmiando sulle bibite dolci e bevendo la assai più sana acqua naturale, a zero calorie, queste persone avrebbero anche una maggiore disponibilità economica per acquistare cibi più sani. A parere dei nostri esperti, comunque, la tassa aiuterebbe soprattutto a cambiare la cultura del mangiare, spingendo in generale verso uno stile di vita più sano. La tassa equivale insomma a una sorta di “avvertimento” per la salute pubblica: le bibite dolci fanno male, esattamente come il cibo spazzatura e, anche se in misura meno allarmante, come alcol e droghe. Potrebbe essere un modo per invitare le persone alla riflessione sugli effetti nocivi di un abuso di queste bevande.

Educare o tassare?
Di certo chi consuma molte bibite dolci e ne acquista per i propri figli, non pensa alla salute. Infatti lo zucchero semplice, oltre a favorire l’obesità, espone a scompensi insulinici, all’aumento di trigliceridi, di colesterolo e all’ipertensione. Rispetto ai cibi dolci o grassi solidi e quindi sazianti, le bevande dolci non riempiono lo stomaco, quindi se ne bevono grandi quantità, con il risultato di ingerire in poco tempo moltissime calorie vuote. Ma c’è anche chi la pensa diversamente. La tassazione da sola non è efficace se non si parte dall’educazione: queste bevande non sono certo salutari. Si può tassare o vietare, ma la via migliore per disincentivare uno stile alimentare sbagliato è dissuadere dal consumo con l’educazione. La tassa dovrebbe essere unita a un più ampio progetto di educazione alimentare, familiare e scolastica, al fine di istruire i consumatori sui cibi che fanno bene alla salute e quelli che, consumati in eccesso, potrebbero essere dannosi. La famiglia, in primo luogo, dovrebbe promuovere verso i proprio figli abitudini alimentari più sane, non solo per le bevande ma in generale per tutti gli altri cibi grassi o dolci. Assicuriamoci quindi di reperire informazioni alimentari valide e complete in merito al cibo e bevande per fornire ai nostri figli alternative alimentari più salutari.

Giorgia Andretti

- -


ARTICOLI CORRELATI