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Bambini incontentabili a tavola

novembre 3, 2016 9:25 am

Se mangiano poco e solo determinati cibi, non è sempre colpa dell’educazione, è inutile prendersela con se stesse: la tendenza a rifiutare certi alimenti è scritta nel DNA.

Cosa ho sbagliato nell’educare mio figlio a tavola? Perché non vuole saperne di mangiare il pesce, la frutta o il minestrone? Sono alcune delle domande che tante mamme si fanno davanti all’ennesimo rifiuto del figlio ad allargare la cerchia dei suoi cibi a qualcosa di diverso che non sia la sola pasta in bianco, l’hamburger o le patate. Ebbene, cari genitori è arrivata l’ora di autoassolversi, almeno in parte: una ricerca americana dimostra che l’essere schizzinosi a tavola dipende da una predisposizione genetica più che dall’educazione.

I geni contano più del resto
L’indagine che ha effettuato l’innovativa scoperta è stata condotta presso la University College London e pubblicata sul Journal of Child Psychology and Psychiatry. I ricercatori hanno arruolato 1921 famiglie coinvolte con gemelli di circa 16 mesi di età, in quello che è stato chiamato – Gemini Study – per capire in che modo geni, ambiente e modo di fare dei genitori rispetto alle pappe condizionavano il comportamento a tavola dei piccoli. Gli esperti hanno esaminato in particolare due situazioni tipiche che si verificano quando a tavola si siede un bimbo: il livello di selettività del piccolo rispetto ai cibi che accetta di mangiare, in parole semplici quanto un bambino è schizzinoso, e la neofobia, ovvero la paura di assaggiare alimenti che non ha mai provato prima. È stato notato che l’impatto della genetica è forte in entrambe le situazioni. Anche se, in altre parole, il resto della famiglia aveva un’alimentazione varia e proponeva a tavola anche cibi tipicamente poco graditi, i piccoli erano schizzinosi e mantenevano un atteggiamento molto sospetto nei confronti dei piatti non ben conosciuti.

Con l’educazione si può rimediare
La ricerca è confortante perché aiuta le mamme a non sentirsi le sole colpevoli del tipo di alimentazione dei propri figli, però, i ricercatori invitano a non gettare la spugna, con la convinzione che tanto, visto che è una questione genetica, non c’è nulla da fare. Non è così: il buon esempio, l’educazione paziente a tavola e tanta fantasia possono migliorare almeno in parte la situazione. Certo ci vuole tempo, impegno e creatività per invogliare i bambini ad assaggiare anche quello che sembra più nuovo o che li attira meno. Tante idee le trovate nella nostra sezione con le ricette di zia Vittoria. E’ impossibile far apprezzare le semplice verdure bollite dopo una buona cotoletta impanata è però possibile inventare crocchette impanate ripiene di verdure, un po’ schiacciate e cotte al forno in poco olio: il piccolo si renderà conto che il sapore è delizioso. Il bambino adora il puree di patate? Senza dirgli nulla si possono aggiungere dei ceci lessati e qualche cimetta di broccolo. Il sapore è ancora più gradevole. Per i più piccoli le verdure possono essere combinate nel piatto per creare disegni e paesaggi,così da stimolare la sua attenzione verso il gusto. Il pesce può essere utilizzato per cucinare un ragù diverso dal solito, con cui condire il riso bollito. Certo, ci si deve lavorare: ma poco per volta i risultati si vedranno. Con la corretta educazione si avrà la meglio sui geni.

Giorgia Andretti

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