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Alimentazione, è il DNA a decidere lo sviluppo del gusto

aprile 29, 2016 9:29 am

C’è chi adora il gorgonzola e chi non lo detesta. Non è solo una questione di abitudine, sono i geni a stabilire le preferenze. Lo sostiene la dieta genetica

Quando una donna aspetta un bambino, le viene raccomandato di seguire un’alimentazione il più diversificata per abituare il feto già nel pancione ad un’ampia varietà di gusti. Non è detto, però, che pur seguendo questa buona norma il bambino sappia apprezzare le verdure o il pesce. I gusti, infatti, sono strettamente personali: e non è solo un modo di dire. Le preferenze per un cibo sono infatti regolati dal DNA, ovvero da specifici geni che fanno apprezzare un alimento e non sopportarne un altro.

I risultati di una ricerca italiana
È stato un gruppo di ricercatori italiani, dell’Istituto Burlo Garofolo di Trieste, coordinati da Paolo Gasparini, a fare la sensazionale scoperta, in un’indagine poi presentata alla Società Europea di Genetica umana nel 2014. Gli esperti hanno arruolato oltre 4mila volontari, che sono stati messi a confronto con 80 alimenti diversi e sui quali sono stati effettuati test genetici. Si è potuto così scoprire che a determinate mutazioni si associano preferenze per determinati cibi e repulsione per altri. Tra gli alimenti per i quali sono stati isolati i geni che regolano il gusto ci sono gorgonzola, broccoli, vino bianco, pancetta, caffè e carciofi, potendo quindi suscitare sensazioni contrastanti in persone diverse. La scoperta è importante anche per le implicazioni mediche che ci possono essere. Infatti, il DNA non solo influenza la percezione dei sapori, ma anche il modo in cui l’organismo si comporta nei confronti di determinati alimenti. Questo spiega perché uno stesso alimento fa ingrassare una persona e non provoca aumenti di peso in un altro. Inoltre, approfondendo la conoscenza in questo campo sarà possibile individuare un regime alimentare personalizzato, chiamato appunto dieta genica, sarà la più congeniale a ciascuno di noi e potrebbe aiutare a prevenire malattie importanti come l’ipertensione arteriosa, il diabete e i tumori.

Alimentiamoci come i nostri antenati
Molte patologie o disordini metabolici potrebbero infatti essere evitate se si tornasse, almeno ogni tanto, a nutrirsi come facevano i nostri progenitori, che per migliaia di anni forgiarono il DNA sulla base delle abitudini alimentari alle quali li costringeva l’ambiente. Allora, gli antenati nomadi erano soprattutto cacciatori e raccoglitori e la loro alimentazione si basava su frutti spontanei, erbe e radici, uova e carni di animali cacciati. Era un tipo di alimentazione molto discontinua, basata su quello che ci si procurava in base alla stagione e alla disponibilità e non mancavano periodi di digiuni: per questo l’organismo di tanto in tanto dovrebbe digiunare per evitare eccessi calorici inutili. Inoltre, alimenti come i latticini e ancora di più i cereali entrarono molto tardi, nella storia dell’evoluzione umana, a fare parte dell’alimentazione. Questo potrebbe forse spiegare come mai molte persone non digeriscono il latte e perché, secondo qualche esperto, la celiachia sarebbe una malattia che potenzialmente potrebbe nascondersi in chiunque: il DNA selezionato in epoche ancestrali non sarebbe capace di riconoscere questi cibi nuovi entrati a far parte del menu di tutti i giorni solo da … poche migliaia di anni.

Melissa Gullotta

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