Famiglia: Leggi e Diritto

Il tempo della vacanza non è solo relax è anche tempo di stress mediatico

20 giugno 2012 in Vacanze

televisione tv masmedia

I ragazzi sono rilassati, la scuola è terminata. Se i nostri figli non vanno in un Centro Ricreativo Estivo, nel tempo libero trascorso in casa, per non annoiarsi, potrebbero passare troppo tempo dentro un monitor per restare in compagnia.

Il tanto, forse troppo tempo libero, potrebbe spingere i ragazzi a chiudersi all’interno di un monitor e quindi nel nulla o, meglio, all’interno delle storie dei video–giochi. Sappiamo quanto la permanenza all’interno di un video-gioco, superiore alle due ore quotidiane, potrebbe attivare una reazione stressante. Comunque, non solo i video-games hanno la capacità di generare lo stress, anche altre forme di interattività possono stimolarlo. Tra queste, su tutte predomina il mezzo internet e la televisione. Sebbene tutti i mezzi facciano ormai parte della nostra quotidianità, un uso sproporzionato di questi dispositivi tecnologici potrebbe causare una vera e propria dipendenza con il conseguente stress, mettendo a rischio, oltre alla salute psico-fisica, anche le relazioni sociali.

Lo stress è una reazione psichica ad un disagio
Non è solo il lavoro mentale a generare lo stress. Il più delle volte sono le situazioni che amiamo fare a condurre il corpo a risponde in modo anomalo e questo avviene quando ciò che ci piace fare lo facciamo in modo esagerato. Passare più di due ore ad brigare con un monitor stimola nei ragazzi la comparsa di emozioni forti come l’ansia che inevitabilmente si ripercuote sul sistema nervoso autonomo con conseguente aumento della produzione dell’ormone ACTH, l’ormone dello stress. Se durante l’anno scolastico il tempo dedicato agli strumenti media si riesce a razionarlo, durante le vacanze, proprio per la maggior quantità di tempo a disposizione, questo viene dedicato ad inviare SMS ad amici, a chattare su computer o tablet. Anche se i mezzi di comunicazione sono parte integrante non solo della nostra vita ma anche di quella dei nostri ragazzi, il loro uso superiore alle due ore quotidiane può causare una forma di stress acuto, mettendo a rischio, il benessere psico-fisico. I numeri di una recente indagine dell’ISTAT ci confermano che un bambino su due, quindi il 50%, naviga in rete tutti i giorni e resta agganciato alle chat dei vari social network; tra questi, Face Book è sicuramente il più gettonato tra tutti. Ed ecco che le ore passate a navigare e chattare superano abbondantemente le 2 ore stabilite come tempo massimo ma arrivando addirittura a 5 ore al giorno, tutto tempo sottratto al sano riposo.

Quello che i ragazzi dovrebbero fare
La vacanza è intesa come tempo del riposo e, come tale, dovrebbe essere un periodo per fare rifornimento di energia e per apprendere dalla natura e non solo dai libri o dalla rete. I bambini hanno bisogno di vivere all’aria aperta. Ecco perché in vacanza è opportuno organizzare piccole escursioni turistiche, vanno quindi bene le città di cultura ma anche le passeggiate nei sentieri di montagna, l’importante è creare delle alternative valide. Se la nostra vacanza è in una località marina, cerchiamo di non passare l’intera giornata sulla spiaggia, affittiamo una bici e facciamo delle passeggiate, il movimento per i ragazzi è importantissimo. Anche la pratica di alcuni sport può tenere i ragazzi lontano dai monitor per proiettarli nel movimento. Piccole escursioni organizzate all’interno della vacanza di certo aiutano a tener lontano il bambino dalla tentazione di passare del tempo davanti ad un qualsiasi monitor: dal cellulare ai video-game, dal tablet al computer o televisione. Non dobbiamo inoltre dimentichiamo l’importanza della natura, essere immersi tra il verde dei prati o degli alberi o godere del sole e del mare su di una spiaggia dona il benessere psico-fisico necessario ad un ragazzo per tornare a settembre ristorato e pronto ad affrontare un nuovo anno denso di tutta la conoscenza di questo mondo.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia medica

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