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La pertosse

aprile 17, 2001 12:00 pm

Conosciuta anche come tosse convulsa, è una malattia infettiva che colpisce l’apparato respiratorio La pertosse è una malattia infettiva causata da un batterio, detto Bordetella Pertussis, che colpisce l’apparato respiratorio. Può essere trasmessa a persone di qualsiasi età ed è piuttosto contagiosa. Inoltre essa è endemica, cioè può colpire tutto l’anno, ma presenta riaccensioni epidemiche…

Conosciuta anche come tosse convulsa, è una malattia infettiva che colpisce l’apparato respiratorio

La pertosse è una malattia infettiva causata da un batterio, detto Bordetella Pertussis, che colpisce l’apparato respiratorio.
Può essere trasmessa a persone di qualsiasi età ed è piuttosto contagiosa. Inoltre essa è endemica, cioè può colpire tutto l’anno, ma presenta riaccensioni epidemiche inverno-primaverili ogni 4-5 anni. Ha un’incubazione di 15 giorni ed una contagiosità di 1 mese dall’esordio.

La tosse è il sintomo principale di questa malattia, tanto che è conosciuta anche come tosse canina o tosse convulsa. Nella prima fase, detta “catarrale”, si tratta di una tosse catarrale presente sia di giorno che di notte. Dopo circa 1-2 settimane inizia la fase acuta della malattia, detta “spasmodica” o “accessuale”, che dura 2-4 settimane, ed è caratterizzata da attacchi di tosse convulsa: si tratta di sequenze di colpi di tosse ravvicinati e sempre più intensi che, impedendo al bimbo di riprendere fiato, sono seguite da una profonda inspirazione di aria accompagnata dal tipico “urlo”. La frequenza di questi attacchi è molto variabile e può andare da quattro a cinquanta al giorno. Spesso tali attacchi sono accompagnati da cianosi a causa dell’insufficiente ossigenazione dei tessuti, e da vomito. Dopo altre 2-4 settimane gli attacchi diminuiscono d’intensità e frequenza e comincia la lunga fase della convalescenza, che può durare anche quattro mesi. In questa fase il bambino può avere ancora una tosse fastidiosa scatenata dallo sforzo o dal riso, ma ciò non deve preoccupare i genitori: non si tratta di una ricaduta ma della irritabilità residua dei bronchi all’azione della tossina pertossica.

Trattandosi di una malattia di origine batterica, la pertosse si cura con antibiotici specifici della famiglia dei macrolidi, ma questi possono solo uccidere il batterio nella fase catarrale, mentre sono inefficaci nella fase spasmodica quando ormai è stata prodotta la tossina che provoca gli attacchi di tosse. Per ridurre frequenza e intensità degli attacchi di tosse convulsa i genitori possono mantenere umidificata la cameretta del bambino.
Per prevenire la pertosse è raccomandata la vaccinazione, somministrata in associazione a quella contro il tetano e la difterite, in tre dosi successive, a 3, 5 e 11 mesi, con un richiamo verso i 6 anni. Particolarmente pericolosa per i neonati che, in questo caso, non sono protetti dagli anticorpi materni, la pertosse può determinare complicanze serie come la comparsa della broncopolmonite e, più di rado, dell’encefalite, e si possono verificare emorragie cerebrali.

 

Prof. Luigi Tarani

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