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25 dicembre Natale cristiano, il 7 gennaio quello ortodosso

dicembre 8, 2016 3:30 pm

Nei paesi cristiani a cultura occidentale il Natale si festeggia il 25 dicembre, mentre in Russia e gran parte dei paesi dell’est europeo il Natale si celebra il 7 gennaio.

Quando in Italia e, in generale, nei paesi cristiani cattolici arriva l’Epifania, che tutte le feste si porta via, in alcune zone del mondo tutto deve ancora iniziare. E noi quasi quasi li invidiamo…. Dopo il 6 gennaio si spengono tutte le luminarie sia in casa sia in strada, invece nei paesi di religione ortodossa, tutto deve ancora iniziare. Questa differenza è dovuta al fatto che la chiesa ortodossa utilizza ancora il calendario giuliano, ossia quello di Giulio Cesare e non il gregoriano, quello introdotto nel 1582 da papa Gregorio XIII, che da noi è in uso tuttora e che cancellò i giorni tra il 5 ed il 14 ottobre 1582. A parte questa differenza, i punti in comune sono molti così come le sorprese tra le due feste.

Natale cristiano, tra cultura arcaica e leggende
Si racconta che Gesù nacque la notte del 25 dicembre, ma anche se i Vangeli collocano la nascita di Gesù durante il regno di Erode il grande, non esiste alcun riferimento a una data precisa. Addirittura nei primi secoli della Chiesa ci furono due scuole di pensiero, secondo le quali il Messia nacque il 20 maggio oppure il 28 agosto. Si iniziò a parlare di 25 dicembre come Natale del Signore solo dal 300 in poi, quando si identificò questa data con il festeggiamento del dio pagano Mitra, chiamato Sol Invictus ossia sole vincitore sulle tenebre: era il periodo in cui, nel pieno dell’inverno, le giornate ricominciano ad allungarsi, quindi la cultura popolare di allora, già cristiana ma ancora intrisa di elementi mistici pagani stabilì che Gesù, salvatore del mondo e vincitore sul male, doveva essere nato in quella data. E Babbo Natale? Non c’entra con Gesù, ma è la trasformazione di San Nicola di Mira, chiamato in nord Europa Sankt Niklaus, da cui Santa Claus, considerato il protettore dei bambini per aver resuscitato tre ragazzine e aver dato loro monete per la dote nuziale. San Nicola era un vescovo, con barba bianca, vestito di rosso… ogni riferimento con l’iconografia del nostro Babbo Natale non è assolutamente casuale!

I festeggiamenti del Natale ortodosso
In Russia e in altri paesi di fede ortodossa, il Natale è preceduto da un periodo di digiuno e preghiera lungo 40 giorni. Il digiuno non è totale, ma i fedeli consumano soprattutto pesce, cereali e verdure per arrivare al povero menu della vigilia a base solo in grano lessato e frutta. Il digiuno si conclude in chiesa, con la messa della vigilia, che si celebra all’apparire in cielo della prima stella. I fedeli cantano, pregano e l’officiante benedice i doni della terra: olio, pane, vino e grano. Anche i simboli del Natale sono diversi rispetto ai nostri: case e chiese sono addobbate con ghirlande, pesci e pecore, simboli di un cristianesimo antico, evangelico. Non si preparano né il presepe, creato, secondo la tradizione, da Francesco d’Assisi, e tantomeno l’albero, che appartiene a una tradizione nordica resa poi via via più commerciale. Anche i piccoli ortodossi hanno però il loro Babbo Natale: si tratta di Nonno Gelo, un anziano signore con la barba lunga vestito di bianco oppure di blu, accompagnato da Babuschka una ragazzina, nipote di Nonno Gelo, o secondo altre versioni una vecchina che somiglia tanto alla nostra Befana. I due portano dolci e regali ai bambini buoni. C’è un’atmosfera di festa, con tanto buon cibo e la porta di casa viene lasciata aperta per i più bisognosi.

Sahalima Giovannini

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