prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Con i pranzi delle feste l’acetone è in agguato

dicembre 23, 2015 2:57 pm

Tra pranzi e cenoni, panettoni e pandoro, cioccolato e torroni insieme a tutti gli altri dolci tipici delle feste è in agguato l’acetone, frequente quando si mangiano grassi.

Pallore, malessere e l’inconfondibile odore di frutta troppo matura nell’alito e nelle urine: ecco i segnali dell’acetone, spesso sono i prodromi di nausea e vomito. Nessun timore: l’acetone è una manifestazione piuttosto comune nei bambini. Si risolve velocemente, con semplici cure e non è il sintomo di malattie più serie. Può però infastidire molto il bambino perché è causa di vero malessere. L’acetone può comparire sempre, ma il periodo invernale è particolarmente favorevole alla comparsa di questo disturbo. Lo stesso si può dire per le feste di Natale. Vediamo perché.

Perché compare l’acetone?
L’acetone, più correttamente detto: acetonemia o chetosi, riguarda soprattutto i bambini più piccoli. Nei primi anni di vita, infatti, il metabolismo del corpo è più rapido e i bambini necessitano velocemente di energia pronta, sotto forma di zuccheri semplici. L’organismo dei bambini, in pratica, brucia velocemente tutti gli zuccheri introdotti con il cibo e, per produrre energia, è costretto ad attingere ad un’altra fonte: i grassi. Questi sono però molecole complesse e l’organismo le deve scindere in sostanze più semplici. Durante questo processo si creano tossine, i corpi chetonici, come l’acido acetoacetico e il 3-idrossi-butirrico, che creano una vera e propria situazione di intossicazione e causano il malessere. L’acetone si presenta in tutti i casi in cui nell’organismo utilizza grandi quantità di grassi che, per essere digeriti e assimilati, causano la produzione delle tossine. Succede per esempio se il bambino non assume abbastanza zuccheri semplici o se segue un’alimentazione ricca di grassi. Il problema può però comparire in concomitanza di malattie infettive, come l’influenza, perché aumenta da parte dell’organismo la necessità di zuccheri semplici per creare l’energia necessaria per ristabilirsi. Ecco perché in inverno e soprattutto durante le festività può capitare di soffrire di acetone.

Come si scopre
La diagnosi di acetone è semplice anche per i genitori: prima di tutto si deve avvertire nell’alito del bambino il tipico odore di frutta troppo matura. Se questo non si avverte, è possibile ricorrere a un test che si acquista in farmacia senza bisogno di ricetta. Il test è costituito da reagenti che si trovano all’estremità di strisce di plastica. I reagenti vanno bagnati con qualche goccia di urina del bambino e, nel giro di un minuto, compare una particolare colorazione che indica la presenza dei corpi che tonici e quindi l’acetone. Più il colore è scuro, maggiore è la quantità di corpi chetonici in circolo e, quindi, il disturbo è più accentuato. Il test è utile per capire se si tratta davvero di chetosi o se, invece, non potrebbe essere un problema di gastroenterite, soprattutto nel caso in cui compaia anche dissenteria.

I modi per affrontare l’acetone
L’acetone è un malessere di risoluzione davvero semplice. È sufficiente infatti garantire al bambino il carburante necessario, ovvero gli zuccheri ed eliminare, almeno per qualche giorno, gli alimenti grassi come i salumi, formaggi e dolci a base di burro e cioccolato. Si tratta di alimenti che in ogni caso non sono adatti ai bambini troppo piccoli: è vero che fanno parte delle feste, ma la quantità va sempre e comunque controllata. Si possono invece proporre al bambino bevande zuccherate come tè, spremute di a grumi. Se ha appetito può consumare fette biscottate con marmellata o miele, biscotti secchi, riso bollito con un filo di olio di oliva. Benissimo la frutta fresca o cotta o bevande a base di cola, sono ricche di zuccheri semplici e in grado di tamponare l’acidità gastrica. Dopo poco tempo, il piccolo si sentirà meglio. Se questo non succede, è bene rivolgersi al pediatra.

Melissa Gullotta

- -



Advertising