prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Fino a quando è giusto credere a Babbo Natale

dicembre 16, 2015 3:32 pm

Arriva un momento in cui i bambini smettono di credere a Babbo Natale spontaneamente, è preferibile che lo scoprano da soli, è un modo per crescere

Ammettiamolo: credere a Babbo Natale piace ai bambini, ma forse piace ancora di più a noi genitori. Creare la favola della notte di Natale quando sono molto piccoli, avvertire la loro gioiosa attesa, vedere la felicità sui loro volti quando, al mattino, scorgono mille pacchi multicolori sotto l’albero, dove la sera prima non c’era proprio nulla, è una sorta di magia che rapisce piccoli e grandi.

Una favola bella che aiuta a crescere
Alimentare la favola è bello e importante. Che si creda a Babbo Natale o a Gesù Bambino, come si preferisce insegnare ai propri figli, soprattutto in alcune zone del Sud è un concetto edificante, al di là del significato commerciale della festa. Ricevere i regali sotto l’albero è il premio per essere stati buoni, o, meglio, per essersi impegnati nel raggiungimento di un obiettivo. È un concetto semplice ed educativo: al di là delle capacità di ogni bambino, di eventuali problemi che si possano avere di comportamento o di rendimento scolastico, al piccolo deve giungere il concetto che ci si deve impegnare nel limite delle proprie possibilità, per maturare e per crescere. Solo così ci si potrà meritare un regalo, che consiste in una sorta di premio morale, più che materiale. Per questo, i regali dovranno anche essere commisurati all’impegno profuso dal bambino. Se davvero il piccolo si è sforzato, per esempio, di essere più disponibile in casa, di impegnarsi di più nei compiti o di rispondere meglio alla nonna il regalo ci deve essere, per rafforzare il suo processo di crescita anche in un modo più… materiale e tangibile.

Lasciamo che scoprano da soli la verità
Al contrario, se non si è impegnato per raggiungere un semplice obiettivo, che ci si aspetterebbe dalla sua età, non è giusto concedergli sempre e comunque i doni più ricchi e dispendiosi. Questo atteggiamento potrrebbe indurlo a pensare che qualsiasi comportamento è possibile e che l’impegno non conta perché si verrà comunque premiati. Insomma: no al carbone o al vuoto sotto l’abete di casa, ma no anche al dono sontuoso. Si potrà optare per qualcosa di più modesto, ugualmente gradito, che induca nel bambino la riflessione che, forse, poteva fare di più. È costruttivo ed efficace, almeno fino a quando il piccolo crederà a Babbo Natale. Più avanti, verso gli otto-nove anni anche più in là se ci sono fratelli più piccoli, con cui si deve mantenere il segreto, un bambino inizia a sospettare, a comprendere che quello a cui aveva creduto era in realtà una favola. È bene però lasciare che il bambino scopra da solo la verità, magari confrontandosi con gli amici. A volte è il bambino che si accorge dal solo della verità, magari perché trova in casa i doni nascosti nell’armadio oppure, un po’ insonne e sospettoso perché grandicello, scopre il papà e la mamma sistemare in silenzio i doni sotto l’albero. In ogni caso non devono mai essere i genitori a spezzare l’incanto rivelando la realtà: in passato c’è stato chi l’ha fatto, nella convinzione di rendere il proprio figlio sveglio e disincantato, più maturo rispetto agli altri. La crescita, però, soprattutto quella psicologica, ha i suoi tempi e il bambino deve maturarla anche dentro di sé, in base alle sue esperienze e al confronto con gli altri. La cruda verità: scoprire che la favola non esiste, lo renderebbe solo un po’ più triste.

Sahalima Giovannini

- -



Advertising