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L’origine genetica

febbraio 21, 2005 12:00 pm

Gli studi attestano l’ereditarietà ma sulla classificazione dei geni coinvolti la ricerca è ancora in corso. Sulla base degli studi di genetica formale, degli studi di segregazione e degli studi sui gemelli è ormai dimostrato che nella patogenesi dell’asma esiste una componente genetica ereditaria associata a una componente ambientale. Tra i fattori di rischio genetici…

Gli studi attestano l’ereditarietà ma sulla classificazione dei geni coinvolti la ricerca è ancora in corso.

Sulla base degli studi di genetica formale, degli studi di segregazione e degli studi sui gemelli è ormai dimostrato che nella patogenesi dell’asma esiste una componente genetica ereditaria associata a una componente ambientale. Tra i fattori di rischio genetici sicuramente il più importante è rappresentato dall’atopia, che è la tendenza alla produzione aumentata di anticorpi (IgE) verso i comuni allergeni. Questa può manifestarsi sotto forma di differenti patologie come l’eczema, l’oculo-rinite, l’asma, o rimanere latente nel tempo oppure non esprimersi mai. Questo comportamento è tipico delle patologie multifattoriali nelle quali esiste una predisposizione genetica, regolata da più geni, che si manifesta solo quando avviene un’interazione con fattori ambientali particolari in un preciso momento dello sviluppo del soggetto. Esempi di quanto detto sono rappresentati dall’aumento di 2-3 volte del rischio di atopia negli Indiani emigrati in Gran Bretagna rispetto a quelli rimasti in patria e dall’aumento della prevalenza dell’asma in Papua-Nuova Guinea dopo l’introduzione delle coperte di lana.

Precedenti familiari e percentuale di rischio
Lo studio della genetica dell’atopia è interessante e complesso allo stesso tempo perché, pur essendo questa condizione diffusissima nella popolazione generale, non si conoscono ancora il modello di trasmissione, il numero e la sequenza dei geni coinvolti, il grado di penetranza ed espressività di ognuno di essi e le eventuali interazioni tra di loro. L’atopia, inoltre, non si correla sempre con un fenotipo clinico unico e stabile, né con fattori ambientali costanti, né con particolari comportamenti terapeutici. Possiamo, comunque, applicando la genetica formale, attribuire ad ogni neonato un rischio a priori di sviluppare malattie atopiche.
Tale rischio è del:
5-15% se la storia familiare è negativa;
25-35% se un fratello è affetto;
20-40% se un genitore è affetto;
40-60% se sono affetti entrambi i genitori;
50-80% se i genitori presentano la stessa forma clinica.

I bambini, inoltre, con familiarità positiva ammalano più precocemente e hanno una sintomatologia più grave quanto più vicino è il familiare affetto e quanto più grave è l’espressione della malattia in esso. Alcuni studi hanno, anche, evidenziato un aumentato rischio di atopia nei bambini le cui madri erano atopiche. Il meccanismo di tale fenomeno rimane, tuttavia, oscuro, benché siano state proposte diverse ipotesi, tra cui le più suggestive sono rappresentate da una interazione immunologica tra madre e figlio e da un imprinting genetico.

Cosa ci si aspetta dagli studi in corso
L’impulso fondamentale allo studio molecolare dei meccanismi dell’atopia è stato dato alla fine degli anni ’80 da Cookson e dai collaboratori che hanno stabilito una correlazione tra la risposta degli anticorpi (IgE) e i geni siti sul cromosoma 11. Da quel momento sono stati eseguiti in tutto il mondo studi molecolari basati su due approcci distinti: l’analisi dei geni candidati ed il positional cloning (clonaggio posizionale).
Gli studi di genetica formale, basati sull’analisi delle famiglie e sulla ricorrenza in esse di una determinata patologia hanno consentito di inquadrare l’asma tra le malattie genetiche multifattoriali.
Il progresso delle conoscenze nel campo della biologia molecolare e l’applicazione delle sue metodiche alle malattie multifattoriali dovrebbero chiarire quali e quanti geni sono coinvolti nella predisposizione ad ammalarsi. Un’altra importante aspettativa è legata alla conoscenza della funzione dei geni che ci permetterebbe di classificare l’asma in sotto-fenotipi con distinto decorso clinico e diversa risposta terapeutica e di conseguenza ci consentirebbe di individuare trattamenti farmacologici utili a curarla o, meglio, a prevenirne l’insorgenza.
Per quanto riguarda l’ereditarietà dell’asma, questa non segue sicuramente lo schema mendeliano, che è caratteristico dei disordini genetici legati ad un solo gene, ma più precisamente il modello multifattoriale tipico di un disordine genetico complesso paragonabile all’ipertensione, al diabete e all’atereosclerosi.
Le possibili ragioni per cui l’asma non è ereditata secondo le leggi mendeliane sono il numero di geni maggiore di uno nello stesso individuo, la differente combinazione di geni in individui differenti e l’importanza dei fattori ambientali per l’espressione della malattia. Numerosi studi sono stati fatti per identificare i geni responsabili ma, purtroppo, siamo ancora lontani dalla loro completa caratterizzazione.

 

Prof. Luigi Tarani

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