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Passi avanti nella terapia

marzo 30, 2004 12:00 pm

Positivi i risultati della sperimentazione di un anti-infiammatorio condotta sui bambini dai 3 ai 36 mesi “E’ importante trattare l’infiammazione dei bronchi al di fuori degli episodi asmatici, ma nei bambini in età prescolare è difficile usare questo protocollo, perché non è semplice somministrare in modo continuativo dei farmaci che richiedono l’uso dell’aerosol e perché…

Positivi i risultati della sperimentazione di un anti-infiammatorio condotta sui bambini dai 3 ai 36 mesi

“E’ importante trattare l’infiammazione dei bronchi al di fuori degli episodi asmatici, ma nei bambini in età prescolare è difficile usare questo protocollo, perché non è semplice somministrare in modo continuativo dei farmaci che richiedono l’uso dell’aerosol e perché la sicurezza, ben valutata nei bambini più grandi, non necessariamente può essere applicata a questa età”. Così il Dottor Alessandro Fiocchi, Direttore di Melloni Pediatria e Presidente dell’Associazione Italiana per la ricerca sull’allergia e l’asma infantile, sintetizza le difficoltà di cura dell’asma nei bambini più piccoli. Difficoltà che vanno inquadrate nel contesto, già di per se complesso, che l’approccio terapeutico dell’asma comporta.

Gli aspetti terapeutici dell’asma
L’approccio terapeutico all’asma si basa, infatti, su tre aspetti fondamentali
Il primo, è rappresentato dalla prevenzione che prevede la riduzione dell’esposizione ai vari fattori in grado di indurre una riacutizzazione dei sintomi, ai vari agenti irritanti aspecifici, come il fumo di sigaretta, e in particolare e agli allergeni a cui il paziente è risultato sensibile.

Il secondo, è l’impiego dei broncodilatatori e cioè di quei farmaci che sono in grado di ridurre l’ostruzione bronchiale determinando il rilasciamento delle fibre muscolari che circondano le vie aeree.

Il terzo, è rappresentato dalla terapia di fondo, che alla prevenzione nei confronti degli allergeni dell’ambiente domestico collega una terapia anti-infiammatoria che si esegue essenzialmente con due classi di farmaci e cioè con i cortisonici e gli inibitori dei leucotrieni (gli ormoni che stimolano la reazione infiammatoria).

In età pediatrica, i farmaci devono essere somministrati a dosaggi bassi per ridurre il rischio di effetti collaterali. A tale proposito è importante ricordare che la maggior parte dell’effetto terapeutico del cortisone viene esercitato a basse dosi e pertanto aumentando anche di molto la dose di questa classe di farmaci non si ottiene alcun vantaggio mentre aumenta sicuramente il rischio di effetti collaterali.
Per quanto riguarda invece gli inibitori dei leucotrieni questi farmaci vengono assunti per via orale sotto forma di compresse masticabili o di granuli già in commercio a vari dosaggi per i bambini nelle due fasce di età, 5/14 e 2/5 anni. Presto sarà in commercio la formulazione: granulato per i bambini dai 6 mesi ai 5 anni. La somministrazione per via orale rappresenta un ovvio vantaggio perché non comporta l’acquisizione di tutte quelle abilità che sono necessarie per proporre la terapia inalatoria a i bambini così piccoli.
Gli inibitori dei leucotrieni si sono dimostrati efficaci nella prevenzione dell’asma da sforzo nei bambini più grandi e anche in tutte le forme di asma che possono essere presenti nei bambini più piccoli. L’efficacia del farmaco è attiva sia nel corso di un processo infettivo (tipico del bambino più piccolo) sia durante l’esposizione agli allergeni (tipico del bambino più grande).

Una speranza anche per i più piccoli
Come accennato, arriveranno presto in farmacia degli inibitori dei leucotreini, che sotto forma di compresse masticabili o di granuli, potranno essere assunti anche dai bambini con meno di due anni. La novità è il frutto della sperimentazione condotta, in varie parti del mondo e su 1200 pazienti, da una delle case farmaceutiche più attive nello studio dell’asma. Nell’ambito di questa ampia sperimentazione, 116 bambini, di età compresa tra i 3 e 36 mesi, ricoverati per bronchiolite sono infatti stati trattati con un anti-infiammatorio che si basa, appunto, sulla inibizione dei leucotreini. Durante il mese di trattamento i bambini trattati con il principio attivo rispetto a quelli trattati con placebo (farmaci inattivi) mantenevano una percentuale più alta di giorni senza sintomi e complessivamente avevano un rischio ridotto di ricadute (Bisgaard AJRCCM 2003; 167: 379).
In precedenza, in un altro studio eseguito su 549 bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni il medicamento somministrato ininterrottamente per 48 settimane ha ridotto del 32% la prevalenza di riacutizzazioni dovute ad infezioni virali (Bisgard ERJ 2003;22(S 45):533s).
Questo ultimo studio ha praticamente confermato ciò che era stato evidenziato quattro anni fa negli Stati Uniti su più di 600 bambini nei quali la terapia specifica ha ridotto l’intensità della tosse, del broncospasmo, dell’asma da sforzo ed ha limitato la necessità di ricorrere all’impiego di cortisonici per via orale (Knor Pediatrics 2001; 108: E48). Un dato particolarmente importante è rappresentato dal fatto che le sperimentazioni hanno messo in luce una sostanziale assenza di effetti collaterali del farmaco.

 

Prof. Luigi Tarani

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