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Aiutiamo i figli a difendersi

aprile 30, 2007 12:00 pm

Per renderli consapevoli dei pericoli è necessario educarli al dialogo e al rispetto del proprio corpo Incredulità, angoscia, paura. Sono i sentimenti che da giorni proviamo davanti alle notizie sui presunti abusi sessuali nei confronti dei bambini che frequentavano l’asilo di Rignano Flaminio. Se è mai possibile una classifica dell’orrore, la vicenda ferisce più di…

Per renderli consapevoli dei pericoli è necessario educarli al dialogo e al rispetto del proprio corpo

Incredulità, angoscia, paura. Sono i sentimenti che da giorni proviamo davanti alle notizie sui presunti abusi sessuali nei confronti dei bambini che frequentavano l’asilo di Rignano Flaminio. Se è mai possibile una classifica dell’orrore, la vicenda ferisce più di altre perché tra le persone coinvolte figurano delle maestre e perché una scuola è al centro di questo scandalo. Quante volte abbiamo ricordato a nostro figlio di “ubbidire alla maestra”, di “fare quello che dice la maestra”? Ed ora che qualcuno ci costringe ad immaginare che anche dietro ad una maestra sorridente e affettuosa si può nascondere un mostro, un brivido ci corre, gelido, lungo la schiena. Ma non è con la paura che aiuteremo i nostri figli a salvarsi da un eventuale pericolo. Non è aggiungendo ai nostri timori anche il sospetto nei confronti di una istituzione importante come la scuola che risolveremo il problema. La cosa peggiore che, spinti dall’angoscia, possiamo fare oggi ai nostri figli è quelli di crescerli coltivando un timore sordo e generalizzato nei confronti degli adulti. I bambini hanno bisogno di coltivare la fiducia nei “grandi” che li circondano, che si prendono cura di loro, che nei loro confronti hanno responsabilità effettive ed educative. Non può esserci serenità in un bambino educato a sospettare degli adulti, ad avere timore di un mondo popolato di mostri. E’ questa la sfida alla quale, come genitori, siamo chiamati: mettere in campo strumenti di prevenzione senza coltivare ansia e paura.

La chiarezza e l’ascolto sono gli strumenti a nostra disposizione. Tenendo nella giusta considerazione l’età dei nostri bambini, dobbiamo conquistare prima di ogni altra cosa la capacità di parlare senza vergogna. Si tratta di spiegare ad un bambino, anche piccolo, quali sono le sue parti intime, che quelle parti intime non devono essere toccate, che se qualcosa di spiacevole è accaduto devono parlarne con noi senza timore e vergogna. Ma il loro racconto, a volte solo un accenno, deve trovarci disponibili, attenti, aperti. L’ascolto di un bambino da parte di un genitore deve essere sempre e quanto più possibile “non giudicante”. I racconti dei bambini, anche quando rivelano qualcosa di sbagliato ai nostri occhi, non devono essere condannati, giudicati, puniti. Il rischio è che davanti all’ennesima sgridata un figlio decida di “tenersi” per sé il racconto delle proprie esperienze. Di quelle che gli sembrano belle e ancora di più di quelle che gli sembrano brutte.

Certo non è facile parlare del pericolo pedofilia ad un bambino. Le domande di nostro figlio possono metterci in imbarazzo. Ma è necessario farlo tenendo presente che l’obiettivo è quello di difenderlo da un pericolo. Solo dei bambini consapevoli possono “fuggire” la minaccia di un abuso. Vediamo, allora, insieme alcune indicazioni sulle cose da dire e sui comportamento da tenere.

· Già a partire dai 3 anni deve essere iniziato un programma di conoscenza, deve quindi essere insegnato il rispetto per il proprio corpo con l’apprendimento dei nomi propri delle varie parti del corpo. Una soluzione è quella di insegnare il concetto di “parti intime” come quelle parti che vengono coperte dal costume da bagno. Va chiaramente detto che le parti intime non debbono essere toccate da nessuno tranne che dai genitori o dal medico di famiglia.

· Se un bambino viene a dirvi qualcosa che ha a che vedere anche lontanamente con il tema della sessualità, mostratevi sereni, disponibili ed aperti al dialogo. Non siate pressanti, c’è sempre tempo per riprendere l’argomento. Di fronte a timori e titubanze ribadite al bambino che sapete che lui (o lei) non ha fatto niente di male, che avete fiducia in lui e che siete pronto ad aiutarlo senza farlo sentire in colpa.

· Quando volete capire meglio cosa è accaduto e volete sapere qualcosa di più preciso, aiutate il bambino nel racconto rivolgendogli domande indirette ed usando l’espressione “E’ come se…..”.

· Alcuni segni possono indicare se i bambini hanno avuto delle attenzioni sessuali:
– tornano a bagnare il letto o a succhiare il pollice
– cambiano i rapporti con gli amici di gioco
– sono presenti irritazioni o disturbi ai genitali
– conoscenza di parole o di comportamenti che richiamano la sessualità
– cambiano alcuni comportamenti: insonnia, incubi, perdita di appetito,ì
– intensa paura di una persona
– comportamento esuberante o chiusura in se stessi

· Insegnate ai bambini a reagire quando si sentono minacciati nel loro intimo ricordandogli di:
– fidarsi del proprio intuito
– dire NO quando pensano che qualcosa di sbagliato stia loro accadendo
– andare via dalla situazione che si sta delineando
– raccontare ciò che è accaduto finché qualcuno non crede loro

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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