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Giovedì 09 settembre 2010
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TOXOPLASMOSI: ECCO COSA DEVI SAPERE

Un parassita è la causa di questa malattia che può mettere a rischio la salute del feto. La conoscenza delle vie di contagio e la prevenzione sono le armi per difendersi.

La toxoplasmosi è una malattia infettiva dovuta a un parassita, il toxoplasma gondii: la sua contrazione da parte di un adulto sano non crea problemi, ma può invece essere pericolosa per persone con sistema immunitario debole e compromesso o per il feto se contratta durante la gravidanza. Molto diffusa in Europa, può essere contratta mangiando carne cruda o poco cotta, verdura cruda contaminata, toccando il terriccio facendo giardinaggio, vivendo in ambienti con scarso livello di igiene.

I sintomi
Come quelli della rosolia, i sintomi della toxoplasmosi possono essere molto tenui: gonfiore alle ghiandole della testa e del collo, febbricola, dolori muscolari o articolari, stanchezza. Appunto per questo molti hanno avuto la toxoplasmosi senza nemmeno accorgersene: molte future madri sono, infatti, immunizzate naturalmente. Le altre rischiano di contrarre la malattia durante la gravidanza: fra queste, alcune (33%) rischiano di contaminare il bambino e questo (per 1 feto infetto su dieci) può avere conseguenze serie sia per la vita, sia per la salute del nascituro.

Le analisi da fare
Non esiste ancora un vaccino contro la toxoplasmosi e una volta subito il contagio, si rimane immuni tutta la vita. Per sapere se si è immunizzate contro la toxoplasmosi basta una sierodiagnosi (Toxo-test), che consente di sapere se il proprio sangue contenga anticorpi contro la malattia. Se ne contiene un tasso sufficiente, significa che si è immunizzate (sierodiagnosi positiva) e la vostra gravidanza non presenta nessun rischio. Se invece il tasso di anticorpi è debole, si considera la sierodiagnosi negativa e cioè che non si è immunizzate: quindi il contagio è possibile e in questo caso è necessario prendere delle precauzioni.

Le precauzioni da prendere
  • Innanzitutto bisogna ripetere il test ogni 4-5 settimane per scoprire immediatamente una eventuale infezione e impostare d’urgenza un trattamento.
  • Bisogna evitare di mangiare carne cruda (carpaccio) o poco cotta, precauzioni queste che non servono per la carne congelata, in cui il parassita è già stato ucciso dal congelamento.
  • Non mangiare uova crude nemmeno sotto forma di ingrediente (zabaione, maionese…).
  • Evitare gli insaccati crudi, come le salsicce crude o poco cotte, il salame, il prosciutto, la bresaola.
  • Mangiare insalata e frutta solo se accuratamente lavata, magari con del bicarbonato.
  • Se si ha un gatto bisogna verificare subito che non abbia la toxoplasmosi, con un controllo specifico fatto dal veterinario. E’ indispensabile inoltre indossare sempre guanti usa e getta quando si pulisce la lettiera o affidare questo compito a qualcuno: si è infatti scoperto che il gatto, spesso contaminato perché mangia carne, ospita il toxoplasma nell’intestino (nelle oocisti) e lo espelle con i suoi escrementi.
  • Evitare se possibile, l’assunzione di latte non pastorizzato.
  • Lavarsi le mani prima di maneggiare alimenti, iniziare a cucinare e mangiare.
  • Evitare il giardinaggio o se necessario indossare sempre guanti e lavarsi accuratamente le mani al termine dei lavori.
Quali sono i rischi
Ci sono dei rischi solo se si contrae la toxoplasmosi in gravidanza, ma fortunatamente la percentuale delle donne che contrae la malattia nei nove mesi è molto bassa (4-5%). La gravità del rischio dipende essenzialmente da due fattori: l’età della gravidanza e l’adozione rapida di un trattamento. Prima di tutto si cerca di precisare il rischio di danno del feto con l’ecografia, con il prelievo del sangue fetale e con l’amniocentesi. Questo permette di scegliere il trattamento più adeguato, trattamento che è efficace dal momento che almeno l’80% di bambini nati da donne curate in tempo sono indenni. Nel primo trimestre è raro che il toxoplasma attraversi la placenta, ma se vi arriva il danno generalmente è grave e si può giungere alla morte e all’aborto. Nel secondo trimestre la placenta diventa più facile da attraversare e quindi il feto è danneggiato più facilmente, e in modo spesso grave se la mamma non viene curata subito. In questo periodo il feto potrebbe subire danni a carico del sistema nervoso con interessamento del cervello e degli occhi e conseguenze quali idrocefalo, convulsioni, ritardo mentale e lesioni retiniche. Nel terzo trimestre il contagio è anche più frequente, ma le conseguenze sono molto meno gravi: spesso il bambino nasce apparentemente indenne e la malattia è rivelata solo attraverso analisi di laboratorio. Naturalmente, il bambino entra subito in cura non appena le viene diagnosticata la malattia.

Le cure
Se l’infezione contagia solo la futura mamma, si cura con un antibiotico a base di spiramicina, farmaco che non passa al bebè attraverso la placenta. La cura è molto importante perché blocca l’infezione impedendo il contagio del feto. Se invece il feto risulta contagiato, si prescrivono antibiotici sulfamidici a base di pirimetamina, che sono in grado di attraversare la placenta e arrivare fino al bambino.
Angela Salini

(altri articoli dello stesso autore)

05-02-2010

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