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Giovedì 02 settembre 2010
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SÌ ALLA TV, MA CON MISURA

In un convegno medici e psicologi tornano a fare un punto sul rapporto tra la “scatola magica” ed i bambini

Disordini alimentari, rendimento scolastico ridotto, iperattività, involuzione del linguaggio, alterazioni dello sviluppo psico-fisico. Sono solo alcuni dei rischi a cui vanno incontro i nostri figli, incontrollabili e incontrollati fruitori di una Tv che cattura, ammalia e infine manipola. Lo confermano i risultati emersi dal Convegno “Televisioni e minori Benefici e rischi” organizzato dal Comitato di applicazione codice di autoregolamentazione Tv e minori in collaborazione con l’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù”. All’evento, svoltosi a Roma nei giorni scorsi, hanno preso parte medici, psicologici, giuristi e produttori. Tutti con uno stesso, primario obiettivo: valutare gli aspetti giuridici, medici e psicologici del rischioso rapporto tra bambini e piccolo schermo per trovare insieme soluzioni che possano offrire ai piccoli, oggi, l’opportunità di un domani più sano e più “libero”.

Tv e minori: un rapporto da regolare
Un “Consumo televisivo” inarrestabile. E’ cosi che Giuseppe Saggese, presidente della Società Italiana Pediatria (Sip) definisce nella sua relazione l’uso smodato della televisione da parte, in particolar modo, degli adolescenti. Secondo i dati rilevati dalla Sip su un campione nazionale di 1200 studenti di scuola media di età compresa tra i 12 e i 14 anni, nel 1997 a guardare la Tv per più di tre ore al giorno era soltanto il 19% dei ragazzi. Nel 2004 la percentuale è salita al 26,8% per raggiungere nel 2005 la soglia del 31%. Diminuita proporzionalmente la percentuale di chi guarda la tv per meno di un’ora al giorno che passa dal 25% del 1997 al 13%. Numeri che fanno riflettere, soprattutto se a ciò si aggiunge che ad aumentare non sono soltanto le ore trascorse davanti al piccolo schermo ma anche le cattive abitudini che ne conseguono: il 67% dei ragazzi, spiega Saggese, possiede una tv in camera, il 75,3% la guarda durante i pasti e il 51,5% non può farne a meno prima di addormentarsi.

Vittime innocenti di un piccolo schermo
Ma quali sono gli effetti di una eccessiva fruizione della televisione da parte dei ragazzi e dei bambini? Innanzitutto, secondo Anna Oliverio Ferraris, psicologa, docente presso l’Università “La Sapienza” di Roma, vi sono i rischi legati alla modalità in cui i piccoli recepiscono le informazioni. Un adulto, spiega la Oliverio Ferraris, è in grado di riflettere, di interpretare e, dunque, di rimanere padrone delle proprie decisioni e dei propri giudizi. Un bambino al contrario, non possiede ancora la stessa complessità di pensiero. Non è in grado cioè di codificare i messaggi che assimila. Basti pensare alla pubblicità di cui i più piccoli non percepiscono il fine persuasivo e della quale i più grandicelli, pur comprendendolo, rimangano ugualmente affascinati… e manipolati. A ciò si aggiungono gli inevitabili rischi legati alla emulazione da parte dei bambini dei personaggi e delle storie conosciute attraverso il piccolo schermo. Alcuni modelli comportamentali violenti proposti da quei media che prevedono un coinvolgimento dei sensi (udito, vista) e un’interazione dei piccoli, spiega Saggese, possono favorire una “modificazione dei network neuronali che si orientano alla ricerca di stimoli violenti, contribuendo ad abbassare la soglia con cui si ricorre a comportamenti estremi per risolvere problemi personali e sociali anche banali.”. E c’è anche l’ulteriore pericolo, aggiunge la Oliverio Ferraris, che la mancanza di un filtro interpretativo turbi i piccoli, “sviati da ciò che vedono”. Perché ciò che vedono può spaventarli o piuttosto indurli ad opinioni errate. “Basti pensare - ricorda l’esperta - ai programmi nazional popolari: l’astrologia, i riti magici, i gossip sui vip, l’insulsaggine dei reality”.

Ragazzini… senza parole
E la televisione, secondo gli esperti, ha effetti rilevanti anche sullo sviluppo cognitivo dei bambini. Effetti che possono rivelarsi positivi o negativi. Tutto dipende dalla qualità dei programmi e, dunque, dei messaggi che raggiungono i piccoli. “Alla televisione spiega nella sua relazione la professoressa Maria Savarese va riconosciuta la responsabilità di operare dinamicamente sullo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini”. Alcune ricerche, prosegue l’esperta, “hanno provato l’esistenza di un rapporto tra esposizione alla televisione e miglioramento di alcune prestazioni cognitive, come il coordinamento spaziale e soprattutto i processi mnemonici. Il carattere animato delle immagini televisive infatti incoraggia il ricordo in misura maggiore rispetto alle immagini statiche e ancora di più rispetto alle forme di linguaggio verbale”. Certo, aggiunge la Savarese, “non quando le immagini veicolano contenuti non conformi alle necessità educativo-formative dei piccoli o quando la dialettica verbale utilizzata all’interno di un programma suggerisce il modello di una comunicazione fondata su aggressività, rabbia, rissa. E neanche quando esonera dall’utilizzo di forme di linguaggio di più alto livello: l’esposizione a un lessico “televisivo” povero, ripetitivo, fatto di sigle e abbreviazioni riduce la possibilità per i ragazzi di saper argomentare e risolvere in modo adeguato i problemi cognitivi. Oltre ad aumentare di fatto la distanza generazionale e di comunicazione tra i ragazzi e gli adulti, esclusi dalle loro modalità relazionali”.

Storie di tv, disturbi e obesità
C’è poi da dire, ricorda Saggese, che alla pericolosa omologazione dei bambini a modelli fisici e comportamentali veicolata dai media si associano i rischi altrettanto elevati di rilevanti problematiche di ordine medico. Innanzitutto, spiega l’esperto, “merita di essere segnalata la possibilità di un’associazione tra esposizione alla Tv nei primi anni di vita e problemi di attenzione/iperattività in età scolare”. Ma i rischi che si celano dietro al piccolo schermo, purtroppo, non si esauriscono qui. Secondo le indagini i problemi socio-sanitari, medici e psico-affettivi associati all’uso eccessivo dei media sono tanti e variegati: aumenta il rischio di disturbi della vista, del sonno, della postura e della condotta alimentare, insieme al consumo di alcool e tabacco, al bullismo, alla violenza sociale, agli abusi sessuali, agli stati ansiosi, all’aggressività e al consumismo. Diminuisce nel contempo il rendimento scolastico, lo sviluppo della fantasia, l’attività fisica e il gioco, l’interazione personale con i compagni. Particolarmente interessante è poi il rapporto tra tv e alimentazione: l’aumento esponenziale dell’obesità è, secondo la Sip, da attribuire in buona parte allo stile di vita sedentario la cui responsabilità, oltre che di una alimentazione eccessiva e scorretta, è in parte, ancora una volta, della tv. Spetta ai pediatri, conclude Saggese, rilevare eventuali danni derivanti dall’uso eccessivo dei media e fornire indicazioni per ripristinare il rapporto tra figli e televisione. Spetta ai genitori, aggiunge la Oliverio Ferraris, controllare che il rapporto rimanga in ogni caso entro limiti non dannosi per i piccoli.

L’impegno delle istituzioni
Non è mancata nel corso del Convegno la presenza delle Istituzioni che, come ci si attendeva, hanno preso un impegno ben preciso. " Il servizio pubblico ha spiegato il ministro della Comunicazione Gentiloni - deve svolgere un ruolo da primo della classe. Ce ne stiamo occupando nel rinnovo del contratto di servizio” in cui, ricorda, “abbiamo proposto importanti innovazioni che riguardano un maggior spazio alla programmazione per l'infanzia e un maggior sostegno ai cartoni animati italiani nell'ambito della quota di risorse destinate alla produzione italiana ed europea. Inoltre introdurremo limitazioni maggiori - altre dovranno venire dalla legge - per la presenza di pubblicità nei programmi per bambini: La premessa generale a questi sforzi - ha concluso Gentiloni - sono la fiducia e il sostegno a organismi come il Comitato tv-minori che svolgono un ruolo di presidio delle norme e si battono perché le regole vengano applicate. In molti casi, infatti, la normativa esistente è soddisfacente anche se va aggiornata per il settore dei nuovi media e sul fronte della pubblicità. Naturalmente non tutto può venire dalla tv che però deve svolgere tutta la sua potenzialità positiva e limitare gli impatti negativi sui minori".

Il Codice tv per i minori

Paola Ladogana

(altri articoli dello stesso autore)

27-11-2006

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